lunedì 14 settembre 2015

Fredric Brown: Cinque giorni d'incubo

Fredric Brown ha scritto soprattutto romanzi gialli anche se molti lettori di questo blog conosceranno principalmente il suo lato fantascientifico. Dopo aver recensito tutto il possibile sulla fantascienza dello scrittore americano è arrivato il momento di affrontare il resto del repertorio. Il suo Cinque giorni d’incubo (The Five-Day Nightmare, 1962) è stato ristampato abbastanza di recente nei “Classici del Giallo” Mondadori in data 2 febbraio 2012. Non è tra le sue opere migliori, anzi, si direbbe piuttosto che rientri nelle peggiori in assoluto. Tuttavia si tratta di un’opera di estremo interesse per l’approfondimento dell’autore.

Il consulente finanziario Loyd Johnson rientra in casa e non trova sua moglie. Il fatto non è insolito visto che i due coniugi si trovano nel mezzo della loro peggiore lite matrimoniale. Quello che fa sbiancare il signor Johnson è invece il foglio che spicca dalla sua macchina da scrivere. Le parole dattilografate sulla carta sono poche ma drammatiche: il rapitore gli dà cinque giorni di tempo per trovare e consegnargli venticinquemila dollari di banconote non superiori ai cento dollari. Siamo negli anni Sessanta e venticinquemila “bigliettoni” valgono quanto può valere oggi un appartamento. Il pover’uomo si rassegna dunque a mandare all’aria tutto il suo patrimonio pur di salvare la consorte. Da parte del rapitore gli è assolutamente vietato qualsiasi contatto telefonico col mondo esterno. Lo controlla in ogni mossa, dice. Un passo falso, e la moglie muore.

Senza affrontare il discorso dell’assurdo nella narrativa extrafantascientifica di Brown, che sarà trattato meglio quando si parlerà di altre due opere ben più interessanti come La statua che urla  e Il visitatore che non c’era, rimaniamo su Cinque giorni d’incubo  e vediamo cosa funziona e cosa no. Risalta subito all’occhio, per chi avesse letto tutta la storia, che il romanzo sarebbe stato un’altra cosa se fosse durato dieci volte di meno. Oltre l’angoscia e l’affanno del povero Loyd Johnson che a lungo andare trasformano il personaggio in un’entità umoristica – elemento chiave nei gialli dell’autore – non c’è nient’altro. A parte l’inizio scioccante e il finale beffardo, le decine di pagine che compongono la vicenda appaiono come un riempitivo. In altre opere «in giallo» di Fredric Brown è possibile notare una struttura narrativa molto simile ma potenziata in ogni suo aspetto. 



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