martedì 1 settembre 2015

I numeri di Dylan Dog: 004 Il fantasma di Anna Never

E' notte alta e Guy sta dormendo beatamente. Poi qualcosa distorce il suo volto: un incubo lo sveglia di colpo. Guy si accorge che si è trattato di un brutto sogno ma non fa in tempo a rilassarsi che gli si pone dinnanzi agli occhi una visione, tanto bella quanto spaventosa. Il fantasma di una splendida ragazza bionda in vestaglia esce dal muro e attraversa la stanza da letto, poi scompare alla vista. Guy è un attore da quattro soldi, tormentato e alcolizzato, e ci mette poco a convincersi di avere avuto una allucinazione. Il fenomeno soprannaturale, purtroppo per lui, non è ancora finito. In un'altra stanza dell'appartamento la voce suadente di una bella fanciulla invoca il suo nome. Quando l'uomo raggiunge la ragazza, questa viene immediatamente decapitata da un'ascia gigantesca, che prima ancora le taglia una mano. Guy sviene, ma prima riesce a chiamare Dylan Dog, che lo soccorre in casa.
Forse si è trattato veramente di una allucinazione, niente lascia presagire che Guy possa aver visto davvero un fantasma. Eppure dal giorno dopo l'avvistamento accadono altri fatti molto insoliti. La ragazza sognata quella notte esiste davvero, e la incontreremo nello stesso set cinematografico dove lavora Guy, il set di un film dell'orrore. Guy giura di non averla mai vista prima, anche se non nega di averla sognata; tutti lo prendono per pazzo, pure Dylan Dog, che in questa puntata è parecchio comico.
Segue altro sogno da parte di Guy, che stavolta rischia veramente la pazzia: un topolino spunta da una fessura nel muro dell'appartamento del ragazzo, mentre dall'altra parte della stanza compare un enorme pipistrello che divora il topolino e fa schizzare via un fiume di sangue; dal muro imbrattato di sangue esce nuovamente il fantasma della ragazza, che nella realtà si chiama Anna Never ed è talmente disattenta che finisce sempre col fare danni: una volta rovescia l'acqua sul set, un'altra volta intruppa un scaffale e gli cade in testa un secchio che le si mette per cappello. 
Il numero 4 di Dylan Dog, datato 1986, è un continuo inganno visivo. Dopo il primo sogno, infatti, si alternano gli incubi veri e propri dei personaggi con i loro falsi incubi che si rivelano, in un secondo momento, come banali scene di prova sul set cinematografico. Questo modo di svilupparsi della storia nasconde in sé la sua stessa chiave di lettura. La realtà si mescola alla fantasia ed il mondo reale si fonde con l'immaginario, dissolvendo i confini della percezione. L'episodio trae ispirazione dal romanzo di Richard Matheson Io sono Hellen Driscoll, ed è tutto da gustare malgrado sia forse il peggiore tra i primi quattro numeri della collana.


Nessun commento:

Posta un commento

sharethis

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...