lunedì 28 settembre 2015

L'ultima frontiera nella cura dell'AIDS


Trentacinque milioni di persone nel mondo sono malate di AIDS ma con lo sviluppo della terapia anti-retrovirale combinata (cART) si è di molto abbassato il tasso di mortalità causato dalle infezioni con il virus dell’immunodeficienza umana (HIV). Ciò nonostante la cura definitiva per i malati di AIDS è ancora assai difficile dall’essere raggiunta perché appena viene interrotta la terapia che tiene sotto controllo il virus quest’ultimo torna alla carica aggredendo il paziente. Ciò si verifica perché come tutti i retrovirus l’HIV agisce integrandosi nel DNA delle cellule ospiti: i leucociti attaccati dal virus (linfociti T CD4 e macrofagi) vengono di fatto riprogrammati e una volta venuta meno la terapia cominciano a produrre milioni di unità virali che attaccano altre cellule e indeboliscono il sistema immunitario fino a causare il decesso della vittima.

Al  momento la cART è il trattamento più efficace che esista. La terapia riduce notevolmente il quantitativo di virus nel sangue sebbene non sia possibile disinfestare completamente il sistema circolatorio. Ripulendo buona parte del plasma dagli agenti virali si consegna al paziente una qualità della vita molto vicina a quella degli individui sani. I limiti della terapia risiedono nei suoi stessi effetti collaterali e nel fatto che non sia possibile eliminare il virus che risiede all’interno delle cellule ospiti. Di conseguenza non solo la cART non è una cura ma consiste in una terapia da seguire per tutta la vita. Nella migliore delle ipotesi l’AIDS è una malattia cronica.

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Immagine © Paulista - Fotolia

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