mercoledì 25 novembre 2015

I romanzi post-apocalittici nella fantascienza (seconda parte)

A seguito dell'articolo sui Romanzi post-apocalittici nella fantascienza mi hanno segnalato diversi libri che avevo omesso, quindi voglio riprendere il post inserendo altri romanzi post-apocalittici.



Tra quelli segnalati spicca Un cantico per Leibowitz.
Scritto da Walter M. Miller Jr. e pubblicato nel 1959, è l'unico romanzo lungo di questo autore, con il quale vinse il premio Hugo nel 1969 . È composto da 3 parti: Fiat homo, Fiat lux e Fiat volontas tua. La storia inizia 600 anni dopo un olocausto nucleare denominato "il Diluvio di fiamma". La popolazione di questo mondo post-apocalittico ha bandito qualsiasi forma di tecnologia, mentre è affidato agli ordini monastici il compito di preservare e ricopiare tutta la documentazione della civiltà precedente al "Diluvio di fiamma" (anche se i monaci spesso non comprendono quanto riscrivono). 
Nella seconda parte ci si sposta 600 anni nel futuro. In questo periodo la scienza torna in auge e si riscoprono tecnologie come l'elettricità. Con gli strumenti della tecnologia, i potenti smaniano di conquistare nuove terre. La guerra è di nuovo alle porte.
Altri 600 anni ancora nel futuro: la tecnologia ha fatto passi da gigante e ancora una volta compare l'incubo di una guerra nucleare. I monaci di Leibowitz decidono di abbandonare la Terra con una astronave e si dirigono verso Alpha Centauri con lo scopo di preservare l'ordine monastico e la civiltà lontano dalle guerre.

L'ordine monastico cerca di tenere accesa la fiammella della civiltà copiando i documenti antichi, ma quando la scienza torna a svilupparsi l'uomo si rivela per quello che è: avido di conquista e potere. L'umanità si condanna ciclicamente alla guerra mondiale, quale natura ultima della sua evoluzione.



Un altro titolo a me sfuggito è Il giorno dei trifidi di John Wyndham, pubblicato nel 1951. Il romanzo si colloca come post-apocalittico ma possiamo inserirlo anche nel filone letterario delle invasioni aliene.

La catastrofe inizia con una tempesta di meteore verdi. La popolazione guarda affascinata il cielo con i suoi meravigliosi effetti da aurora boreale. L'indomani, tutti coloro che hanno alzato gli occhi al cielo diventano ciechi eccetto pochissimi che per qualche motivo non hanno potuto osservare le meteore verdi in caduta.
A questo punto compaiono i trifidi, piante artificiali con la capacità di spostarsi attivamente. Sono armate di un orrendo pungiglione con cui uccidono le prede (preferibilmente umane) cibandosene mentre vanno in decomposizione.
Il romanzo si svolge dal punto di vista dei sopravvissuti, sia ciechi che non.

Risulta molto più interessante vedere come gli uomini cercano di sopravvivere e come interagiscono tra di loro piuttosto che assistere alle spettacolari uccisioni dei trifidi. Non mancano dunque i soprusi e le violenze dei sopravvissuti più aggressivi ma ci sono anche esempi di solidarietà.  
L'apocalisse non è data tanto dai trifidi quanto da una situazione di cecità pressoché universale. Ho sempre pensato (ed è mia personale opinione) che i trifidi siano solo di contorno malgrado la loro presenza sia constante. Gli uomini devono raggrupparsi, coordinarsi e fuggire in zone sicure, ma anche saper convivere pacificamente in carenza di cibo, acqua e armi, cosa non facile quando il 98% della popolazione brancola nel buio della cecità.



Ancora un altro titolo proposto nei commenti al primo post sui Romanzi post-apocalittici è Tutti a Zanzibar di John Brunner, pubblicato nel 1968, vincitore dei premi Hugo e BSFA nonché candidato al premio Nebula.

Ci sono romanzi dove non c'è una vera e propria catastrofe, ma le apocalissi possono anche avverarsi in modo rallentato, impiegando molti mesi o persino anni. Lunghi declini sociali ed economici possono far regredire la civiltà al pari di una guerra nucleare o peggio.

"Assegnando a ogni femmina, maschio e pupetto, uno spazio di trenta per sessanta centimetri, potremmo star piantati tutti quanti sui milleseicentocinquantotto chilometri quadrati di superficie dell’isola di Zanzibar".
Questa è la premessa di un romanzo complesso e corposo, dove la tremenda esplosione demografica e la conseguente penuria di cibo e acqua sono i motivi per cui Tutti a Zanzibar viene collocato tra i romanzi post-apocalittici.

Avendolo letto moltissimi anni fa non ricordo i dettagli. In effetti lo devo rileggere al più presto.


Antonello Perego

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