martedì 5 luglio 2016

Juno e l'Italia: a love story

Juno e l'Italia: intervista a Luciano Iess

La sonda Juno è finalmente entrata nell’orbita di Giove. Dopo 5 anni di viaggio e quasi 600 milioni di chilometri percorsi, Juno è pronta per la sua missione di 20 mesi intorno al gigante gassoso. Tutto finirà nel febbraio del 2018 dopo una serie di 37 orbite intorno al pianeta, durante le quali Juno si avvicinerà a Giove più di ogni altra sonda precedente. Ma quali sono gli obiettivi della missione? E perché l’Italia gioca un ruolo determinante?

Ne abbiamo parlato con Luciano Iess dell’Università La Sapienza di Roma, Co-Investigator della missione e responsabile scientifico di KaTS, uno degli strumenti italiani a bordo della sonda.


Professore, che cosa andiamo a fare su Giove?

Giove è il più grande pianeta del sistema solare, ed è quello che ha condizionato maggiormente il suo processo di formazione e di evoluzione. JUNO ha come scopo scientifico primario la determinazione della struttura interna del pianeta e della sua circolazione atmosferica.

Quindi quali saranno i compiti di JUNO?

La sonda osserverà come varia la densità dal centro del pianeta verso gli strati più esterni, e in questo modo potrà chiarire come Giove si sia formato e poi evoluto. Poi la sonda dovrà verificare se esiste un nucleo composto da silicati, ossia dagli stessi elementi che compongono la crosta terrestre. In caso affermativo, dovrà quantificare la massa del nucleo. Giove ha una massa 372 volte maggiore della Terra ed è composto quasi esclusivamente di idrogeno ed elio, ma potrebbe ospitare al suo centro un nucleo di elementi più pesanti, con una massa venti volte superiore a quella terrestre. Conoscere la massa del nucleo permetterebbe di chiarire molti dettagli sulla formazione del pianeta e del sistema solare.

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Credits immagine: Nasa

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