giovedì 25 agosto 2016

The Great Journey: il nuovo cortometraggio di Basso e Salvati


"The Great Journey" è il nuovo cortometraggio di fantascienza realizzato da Fabio Salvati e Armando BassoLa storia è quella di un ragazzo strappato alla sua famiglia quand'era ancora nella culla, perché un progetto governativo ha voluto che trascorresse la vita con una discutibile coppia di genitori adottivi. Gli strani coniugi hanno il compito di addestrarlo, mattina e sera, per un motivo sconosciuto. Che però è vicino all'essere svelato.

Con i due registi ci eravamo lasciati in occasione del loro ultimo cortometraggio, The Last Glow, che nel frattempo ha vinto alcuni premi. Tra questi vanno menzionati il riconoscimento come miglior film straniero al "Los Angeles Independent Film festival" e l'Award of Merit Special Mention alla "Best Short Competition". 

Finalmente, dopo tanto peregrinare, i lavori di Basso e Salvati si stanno imponendo con pieno diritto nel panorama dei cortometraggi italiani di fantascienza. L'uscita di "The Great Journey" è stata quindi un'occasione ghiotta per scambiare con loro qualche parola. A rispondere alle domande è stato Fabio Salvati.

Quando e dove sarà visibile "The Great Journey"?
Il corto ha avuto la sua prima al Multisala Cinema Savoy di Roma il 15 Luglio, alla presenza di 240 persone, in occasione del 36° Fanta-Festival. Ora è partito per Los Angeles e attende le eventuali selezioni aldilà dell’oceano. Abbiamo da poco saputo che è stato ufficialmente selezionato al “Los Angeles Independent Film Festival” ed entro il 31 sapremo quali opere saranno premiateIl corto sarà visibile in altri 23 festival, alcuni dei quali sono validi per la qualifica agli Oscar (Academy Award).

Che cosa è cambiato rispetto al vostro ultimo cortometraggio?
Per "The Last Glow" avevamo meno tempo per girare. Avevamo vinto, in un concorso per la “Canon Italia” come “miglior soggetto”, l’affitto di una Canon C100 per cinque giorni (in realtà erano tre materialmente) nei quali abbiamo dovuto girare l’intero corto. Anche il budget era ristrettissimo: tutto ciò che vedete è frutto della post-produzione. Le cose a livello di budget non sono cambiate per “The Great Journey” (Speriamo presto in una produzione vera), ma abbiamo avuto più tempo a disposizione e una camera professionale tutta per noi. Nonostante questo il lavoro è stato duro: ci sono voluti otto mesi per la post-produzione. 

Con "The Great Journey" avete fatto un salto di qualità dal punto di vista audiovisivo. Quali tecniche avete usato?
Abbiamo usato tanto Green Screen. Molto di ciò che si vede è ricostruito con il computer. Ci sono delle scene dove abbiamo anche usato la tecnica del motion tracking e del motion captureTutto questo però è alternato da scene reali, come quella della cucina, girata all’interno di un mobilificio. Altre scene sono realizzate al computer ma contengono alcuni elementi reali, come nel caso degli interni del salotto:il grammofono, il lampadario, i divani e la TV sono reali, mentre il resto (muri, pavimento, legno perimetrale) è totalmente in computer grafica. Armando ha, secondo il mio parere, impreziosito di molto la pellicola con la sua musica orchestrale del tutto originale sottolineando nella “score” momenti di azione e drammatici e suscitando una pura riflessione.

Potreste limitarvi al puro intrattenimento ma non lo fate. Perché sentite la necessità di realizzare corti con un messaggio sociale forte?
I miei precedenti corti, tra cui "Echo", "Populous", "Proportion" ed "Alien Fear", portano sempre questo marchio. Mi piace l’idea che un cortometraggio, ma non solo, abbia l’onere e l’onore di lasciare un messaggio, degli elementi che lascino riflettere lo spettatore, che lo rendano protagonista di un lascito. Del resto sono figlio di Star Trek. Su questo concetto, devo dire, non ho avuto nessuno screzio con Armando, che la pensa allo stesso modo.

Quale rapporto hanno Fabio Salvati e Armando Basso?
Un bel rapporto di pura amicizia, sia pur con alti e bassi. Tra strette di mano, urli e continui punti di vista diametralmente opposti, completiamo le nostre personalità trovando una via di mezzo che ci porta a espandere il nostro pensiero mettendoci spesso in discussione. Tutto questo però, fortunatamente, sviluppa il processo creativo. Normalmente io creo la storia in stato grezzo, mentre lui riesce a cesellare la materia per renderla più raffinata, dandogli le forme giuste. Armando è un vero esteta dell’arte. Lo stesso vale per gli effetti speciali, che senza il suo tocco finale non sarebbero così ben inseriti con la realtà del video girato.


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