giovedì 15 settembre 2016

GAIA: così il telescopio dell'ESA mapperà la Galassia


L’obiettivo finale del telescopio spaziale GAIA (che ha rilasciato i primi dati nella mattinata di ieri) è quello di mappare in 3D oltre 1 miliardo di stelle nella Galassia. Si tratta di un numero 1000 volte più grande di qualsiasi altro tentativo fatto finora. E l’operazione richiederà un calcolo dalla precisione mai vista, almeno 10 volte più accurato di qualsiasi altra mappatura realizzata prima.

GAIA potrebbe cambiare per sempre il modo di fare astronomia. Da quando si è assestata nel punto lagrangiano L2 dopo sei mesi di viaggio, sta rivoluzionando la nostra comprensione della struttura della Via Lattea e della sua evoluzione. Combinando la mappatura 3D fornita dal telescopio con altri dati come la luminosità, la temperatura e la composizione chimica delle stelle, gli scienziati potranno ricostruire il passato della Galassia negli ultimi 13 miliardi di anni.

Con la missione dell’ESA assisteremo anche a un altro sistema per scoprire gli esopianeti. Le migliaia di pianeti scoperti finora hanno richiesto la tecnica del transito: quando un oggetto passa davanti alla stella intorno alla quale orbita, la oscura quel tanto che basta per segnalare la sua presenza. Ma GAIA userà un altro metodo: misurerà le lievi oscillazioni nella posizione delle stelle causate dalla forza gravitazionale dei pianeti. In tal caso, anche se si prospettano migliaia di nuovi esopianeti, sono richiesti anni di osservazione e i primi risultati non si vedranno prima del 2018.

Tra i molti obiettivi del telescopio, ne figura uno sorprendente. GAIA potrebbe infatti rivelare importanti indizi sulla natura della materia oscura, che compone il 26,8 percento dell’Universo ed è attualmente uno dei più grandi misteri dell’astrofisica. GAIA cercherà anche una conferma di una teoria che vede coinvolta la materia oscura nella caduta dell’asteroide che portò all’estinzione dei dinosauri.

Neanche a dirlo, GAIA farà da sentinella contro il rischio di asteroidi. Osserverà i cosiddetti Near Earth Objects (NEO), quegli oggetti la cui orbita  è destinata a portarli ad almeno 200 milioni di chilometri dalla Terra, e se necessario allerterà gli osservatori astronomici terrestri, a cui sarà dato il compito di valutare la minaccia.

Ma tante, troppe sono le cose di cui si occuperà il telescopio. Impossibile elencarle tutte. Basti pensare che l’impresa sarà possibile grazie a un’immensa mole di informazioni, raccolta in cinque anni di missione. La spaventosa elaborazione dei dati impegnerà gli scienziati almeno fino al 2023.

Via Fly Orbit News

Credit immagine: ESA.

Nessun commento:

Posta un commento

sharethis

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...