giovedì 22 settembre 2016

Resoconto sulla mostra di Vito Volterra a Roma


All’interno del Museo Ebraico di Roma si trova una stanza poco attraente con alcune foto in bianco e nero di un uomo con la barba. Il turista sprovveduto rischia di dare un rapido sguardo e passare oltre, senza sapere che cosa si perde. La mostra di Vito Volterra (1860-1940) è infatti molto più grande dentro che fuori, un po’ come l’astronave di Doctor Who

In quattro pareti viene raccontata la storia di un grande matematico italiano. Nell'arco di pochi minuti si può leggere tutto, da quando si arruolò nella Prima Guerra Mondiale a quel fatidico giorno del 1925 in cui firmò il “Manifesto degli intellettuali antifascisti” redatto da Benedetto Croce. Nel 1931 lo scienziato rifiutò di prestare giuramento al Fascismo e, come professore universitario, perdette il proprio ruolo accademico.

Al di là delle azioni politiche, che comunque sono motivo di distinzione, Vito Volterra fu uno scienziato formidabile. A lui dobbiamo i primi lavori di quella branca dell’analisi che chiamiamo analisi funzionale. Ma un contributo storico lo diede anche all’ecologia quando formulò un modello matematico oggi noto come “modello preda-predatore”, dove mise in relazione il numero di prede e predatori in alcune specie di pesci.

All’interno della piccola grande mostra vengono anche esposti alcuni reperti. Uno di questi è il verbale della prima seduta plenaria del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), nel corso del quale Vito Volterra, già presidente dell’Accademia dei Lincei prima di venire estromesso dalla carica, fu eletto presidente del CNR.

Vito Volterra fu anche un uomo di valore internazionale, con un ruolo particolare nello scenario scientifico europeo. Anche di questo, e di altre belle cose si verrà a conoscenza nello spazio di una stanza.

F A

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