giovedì 1 settembre 2016

Ryūnosuke Akutagawa: La scena dell'inferno e altri racconti

La scena dell’inferno e altri racconti  è un'insolita antologia della casa editrice Atmosphere Libri. Include sedici racconti dello scrittore giapponese Ryūnosuke Akutagawa (1892-1927), morto suicida a soli trentacinque anni. Il volume fa parte della collana Asia Sphere, diretta da Gianluca Coci e dedicata alla narrativa dell’Asia orientale e del Sudest asiatico.

“La scena dell’inferno” è uno dei pochi racconti lunghi inseriti nella raccolta. Protagonista è il signore di Horikawa, un uomo di tale grandezza e magnanimità che sono impossibili da comprendere. Il narratore della storia ha lavorato al suo servizio per oltre vent’anni. Dice di avere visto un mare di cose fuori dall’ordinario. Ma tra gli innumerevoli aneddoti che può raccontare nessuno è più spaventoso di quello riguardante il paravento decorato con un’immagine dell’inferno, realizzato dal pittore Yoshihide. Il pittore viene descritto come una persona dall’aspetto animalesco, che mette a disagio. È un uomo avido e arrogante. Ha un certo gusto per l’orrido, e alcune voci descrivono i suoi dipinti come maledetti. “La scena dell’inferno” è un racconto intenso e crudele, con un finale atroce.

Altro discorso vale per quei racconti (almeno cinque) dove Akutagawa libera la fantasia. Tra questi va menzionato “I cani e il flauto”, praticamente una fiaba. È la storia di un giovane taglialegna di nome 
Kaminagahiko. Vive ai piedi del monte Katsuragi e, quando sale le montagne per tagliare la legna, ogni tanto si siede a suonare il flauto. Un giorno, mentre suona, incontra quello che si definisce il «dio da una gamba sola del monte Katsuragi». La divinità si dice grata per la sua musica, quindi si offre di esaudire un desiderio. Il taglialegna chiede un cane e viene esaudito. Seguono altri incontri divini: uno col dio da un braccio solo e un altro col dio da un occhio solo. Ne fruttano altri due cani dai poteri magici (anche il primo ne aveva). Con l’aiuto dei cani il taglialegna cercherà di salvare due principesse rapite da uno strano demone. 

Akutagawa viene descritto come un autore giapponese di influenza occidentale. Una qualità che viene evidenziata dalla presenza di racconti a sfondo buddhista e cristiano. Questi ultimi sono comunque sempre inseriti nel contesto della società giapponese. “Il naso” è un esempio di racconto buddhista. È la storia di un monaco di alto rango, con un naso lungo come un salsicciotto. L’uomo si cruccia nella sua deformità ma non lo dà a vedere da buon buddhista. Un giorno riesce ad accorciarsi il naso grazie a una cura a base di acqua bollente. Inaspettatamente, però, al tempio cominciano a ridere di lui senza alcun rispetto. Il monaco ha peccato di vanità.

“Morte di un cristiano”, invece, è il racconto di un giovane giapponese che viene chiamato Lorenzo. Alcuni frati lo hanno trovato esausto e affamato davanti alla chiesa di Santa Lucia in una notte di Natale. Non si sa da dove venga, né di chi sia figlio, ma diventa comunque oggetto dell’affetto di tutti. Un giorno inizia uno scambio di lettere con la figlia di un ombrellaio, e la cosa desta scandalo tra i fedeli che si recano a Santa Lucia: vivendo  tra i frati, Lorenzo è considerato un uomo di chiesa a tutti gli effetti. Il ragazzo viene poi scomunicato e cacciato quando la ragazza rimane incinta e dichiara che lui è il padre di suo figlio. Ma, al di là delle dicerie, Lorenzo avrà modo di dimostrare la sua integrità in un solo e irripetibile momento.

Ryūnosuke  Akutagawa ha scritto in vita oltre duecento racconti. I sedici racconti del libro appartengono ai primi sei anni di scrittura (1915-1920). Il volume, secondo Alessandro Tardito – che lo ha tradotto dal giapponese e ne ha scritto la postfazione – potrebbe essere solo l’inizio di un lavoro editoriale più completo sull’opera dell’autore.


Flavio Alunni

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