sabato 29 ottobre 2016

C'è vita su Proxima b?


“Un possibile pianeta di tipo terrestre in orbita temperata intorno a Proxima Centauri”. È questo il titolo dell’articolo pubblicato sulle pagine della rivista Nature alla fine dello scorso agosto. Proxima b è un esopianeta che si trova praticamente nel cortile di casa del Sistema Solare, a soli 4,2 anni luce dalla Terra. Forse ospita la vita, forse no. Si tratta comunque di un obiettivo prioritario nello studio dei pianeti extrasolari.

Proxima b è stato scoperto da un telescopio dello European Southern Observatory (ESO) installato in Cile. Non è ancora stata fornita una prova assoluta della sua esistenza, ma i ricercatori hanno fatto sapere che la probabilità di un falso positivo è uno su dieci milioni.

Al momento parlare di “Terra gemella” è prematuro, anche se le speranze non mancano. Qualunque sia l’esito delle ricerche, Proxima b aprirà lo stesso nuovi e interessanti orizzonti esplorativi nello studio dei pianeti extrasolari. Abbiamo fatto il punto della situazione con Elisabetta Tommasi dell’Agenzia Spaziale Italiana (ASI), responsabile per la stessa ASI di PLATO (Planetary Transits and Oscillations of stars), un satellite dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA) che andrà a caccia di esopianeti nel prossimo futuro come parte del programma Cosmic Vision 2015-2025.

Quali sono gli indizi che fanno pensare alla presenza di vita su Proxima b?
Secondo le stime il pianeta si troverebbe all’interno della “zona abitabile” di Proxima Centauri, la stella più vicina al Sistema Solare. Il concetto di zona abitabile, introdotto dagli astronomi per avere indicazioni sulla possibile presenza di vita, è in continua evoluzione. Però semplificando si può dire che definisce la regione in cui deve trovarsi un pianeta per avere acqua liquida, condizione necessaria alla vita così come la conosciamo. Altri indizi riguardano invece la possibilità che Proxima b sia un pianeta piccolo e roccioso come la 
Terra, insieme al fatto che Proxima Centauri è una nana rossa molto longeva.

Invece, quali dati indicano che il pianeta possa essere sterile?
La breve distanza dalla stella madre, pari a circa 7,5 milioni di chilometri, rende difficile ma non impossibile la presenza di un’atmosfera. E senza la protezione dell’atmosfera il pianeta sarebbe investito da un alto flusso di radiazione stellare, soprattutto nella banda X e ultravioletta: una condizione non certo ideale per la presenza di vita. Inoltre anche le tempeste solari, effetti del campo magnetico e della probabile rotazione sincrona (Proxima b avrebbe un emisfero sempre illuminato e uno sempre al buio) possono rendere il pianeta inospitale.

Una ricerca a guida francese in pubblicazione su The Astrophysical Journal Letters ha suggerito che la superficie del pianeta potrebbe essere ricoperta da tanti mari o da un unico grande oceano.  È un’ipotesi realistica?
Diciamo che non può essere esclusa, ma il risultato dello studio francese è basato su simulazioni e su ipotesi non confermate riguardo la struttura interna del pianeta.  A voler essere rigorosi, in realtà non abbiamo ancora neanche la conferma dell’esistenza di Proxima b, visto che la sua presenza è stata dedotta dalle perturbazioni che il suo campo gravitazionale induce sulla velocità della stella madre (metodo delle velocità radiali). Si tratta dunque di una rivelazione indiretta, ma a rendere la sua esistenza estremamente probabile sono anche le variazioni periodiche della luminosità della stella (metodo dei transiti) associate ai cambiamenti di velocità.

Quanto interesse viene riservato a Proxima B da parte degli scienziati?
Sicuramente Proxima b sarà uno dei primi obiettivi degli osservatori terrestri e delle missioni spaziali che hanno come obiettivo la caratterizzazione degli esopianeti. Proxima b sarà forse il primo pianeta extrasolare di cui conosceremo le caratteristiche fisiche e la composizione chimica dell’atmosfera, nel caso ne avesse una.

Che cosa potremo ancora scoprire con i telescopi spaziali di domani?
Il passo successivo nello studio dei pianeti extrasolari è l’osservazione dei pianeti che sono già stati scoperti e confermati, compreso Proxima b. In questa direzione va per esempio la piccola missione europea CHEOPS (CHaracterising ExOPlanet Satellite), che avrà lo scopo di misurare con estrema precisione il raggio e la densità di un gran numero di pianeti per risalire fino alle loro condizioni di formazione ed evoluzione. Anche il James Webb Space Telescope ci metterà del suo, facendo il primo passo verso l’analisi delle atmosfere. In parallelo proseguiranno però le missioni spaziali che andranno a caccia di nuovi pianeti con il metodo dei transiti, come il TESS (Transiting Exoplanet Survey Satellite) della NASA e il PLATO dell’ESA.

In che modo Proxima b potrebbe rivoluzionare il campo di ricerca degli esopianeti?
Possiamo dire che il fattore rivoluzionario è proprio la distanza che, in caso di presenze di forme di vita intelligente, permetterebbe di inviare segnali e ricevere risposte in soli 8,5 anni e anche di fantasticare sull’invio di futuribili missioni per l’esplorazione.

Articolo pubblicato il 24 ottobre su Fly Orbit News

Immagine: ESO/M. Kornmesser

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