venerdì 11 novembre 2016

Il fungo più temuto dagli astronauti


Il fungo Aspergillus fumigatus può crescere e vivere egregiamente sulla Stazione Spaziale Internazionale (ISS) come sulla Terra. Trattandosi di un microrganismo che minaccia la salute umana, il fatto che possa sopravvivere e infettare gli astronauti lo rende un soggetto di studio importante in vista delle future missioni spaziali con equipaggio.

A rivelare la straordinaria adattabilità del fungo è una ricerca pubblicata su mSphere, la rivista dell’American Society for Microbiology. Nello studio, guidato da Benjamin Knox dell’University of  Wisconsin-Madison, gli scienziati hanno confrontato due campioni di Aspergillus fumigatus prelevati dalla Stazione Spaziale Internazionale con altri campioni provenienti dalla Terra.

Attraverso analisi genetiche, analisi in vivo (su cavie) e in provetta, Knox e colleghi hanno scoperto che i funghi prelevati dalla ISS crescono e resistono benissimo in quell’ambiente senza aver sviluppato alcun adattamento genetico inatteso rispetto agli A. fumigatus della Terra. I ceppi nello spazio si sono mostrati leggermente più letali nei modelli animali usati per testarne la virulenza, ma non è stato possibile verificare se, in un periodo prolungato come quello che riguarderà i futuri viaggi spaziali, per esempio verso Marte, il fungo possa sviluppare forme decisamente più aggressive. I risultati appena ottenuti, comunque, non consentono di escludere questa possibilità. La sicurezza degli astronauti sarebbe a rischio.

«Nella letteratura scientifica emerge sempre di più la straordinaria variabilità di Aspergillus fumigatus», ha dichiarato Knox. Dal momento che si tratta della più importante muffa opportunista che aleggia nell’aria, e può quindi cogliere da un momento all’altro l’occasione di infettare l’uomo, rischia di essere davvero un pericolo all’interno delle navicelle spaziali. «Lo studio mostra che se un fungo venisse raccolto e identificato come Aspergillus fumigatus, dovrebbe essere considerato un potenziale agente patogeno e meriterebbe di essere trattato come tale», ha aggiunto Knox, secondo il quale ci sarebbe quindi bisogno di una regolamentazione adeguata.

La colonizzazione fungina negli abitacoli spaziali non è una novità. Molte specie sono state scoperte e isolate nella Skylab, il primo modulo orbitale americano, nella vecchia stazione spaziale russa Mir, e nella ISS. I funghi possono causare danni ai componenti elettrici e strutturali decomponendo il rivestimento isolante dei fili e la guaina delle finestre.

I funghi trovati più di frequente negli ambienti spaziali appartengono ai generi Cladosporium, Penicillium, e Aspergillus. Questi liberano nell’aria le loro spore, anche dette conidi, che possono scatenare reazioni allergiche polmonari e minacciare la vita quando germinano all’interno di individui immunocompromessi, vale a dire persone con un sistema immunitario già indebolito.

Tra i funghi che si diffondono nell’aria, Aspergillus fumigatus è il principale responsabile di complicazioni polmonari e infezioni, in particolare, che possono scatenare la cosiddetta aspergillosi invasiva (IA) negli immunocompromessi, con un tasso di mortalità pari al 50 per cento anche nel caso di diagnosi e trattamento adeguati. Certo, mandare nello spazio astronauti con il sistema immunitario debole non sarebbe saggio, ma il fungo può creare lo stesso molti problemi di salute.

Aspergillus fumigatus, oltre a essere fastidioso, è anche ubiquitario, si adatta cioè agli ambienti più variegati, dal suolo all’aria, colonizzandoli con la facile dispersione delle spore. Il segreto della sua adattabilità risiede nell’ampia diversità genetica e metabolica. In altre parole produce sostanze caratteristiche, essenziali o accessorie (metaboliti secondari), che giocano un ruolo centrale nell’adattamento, nella tolleranza a diverse forme di stress come quello termico, e nella virulenza. Va da sé che Aspergillus fumigatus è tra i principali contaminanti da monitorare ed esaminare per la salvaguardia degli astronauti di oggi e di domani.

Articolo pubblicato il 4 novembre su Fly Orbit News

Immagine: Wikimedia Commons

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