martedì 27 dicembre 2016

La fantascienza secondo Ray Bradbury


La nostra è un’epoca fantascientifica. Lo afferma Ray Bradbury (1920-2012), autore di libri notevoli come Cronache Marziane e Fahrenheit451, in un’intervista del 1964. Quell’intervista, insieme ad altre undici, è inclusa nel volume intitolato Siamo noi i marziani, pubblicato dalle Edizioni Bietti e curato da Gianfranco de Turris e Tania Di Bernardo, con le traduzioni di quest’ultima. 

Quando, nel 1964, il giornalista della testata «Show» chiese a Ray Bradbury se, da scrittore di fantascienza, lui fosse un moralista, ricevette la seguente risposta:

Io credo di sì, soprattutto perché la questione della moralità emerge ogni volta che creiamo una macchina. [...] Ben prima che la locomotiva attraversasse le praterie e conquistasse il West, qualsiasi scrittore che si fosse soffermato a pensarci per un’oretta avrebbe potuto prevedere tutti i problemi umani che avrebbe causato. Prenda un qualsiasi autore di fantascienza di oggi: nove volte su dieci è un moralista.

Quando un altro giornalista gli domandò se provasse del risentimento verso coloro che considerano la letteratura fantascientifica un genere povero di poesia, Bradbury rispose:

No, anche se, nel corso degli anni, molti ottimi scrittori sono stati trascurati proprio perché hanno scelto di scrivere fantascienza o letteratura fantastica. [Oggi] la battaglia è ancora aperta. È pazzesco vedere quante persone ancora mi dicano: «Ho smesso di leggere i suoi libri perché è uno scrittore di fantascienza e la fantascienza non è buona letteratura».

Per Bradbury la fantascienza è la letteratura delle idee:

Ogni volta che si formula una domanda si fa della fantascienza. S’immagina qualcosa e si cerca una soluzione. [...] Come abbiamo fatto ad arrivare sulla Luna? Con la fantascienza, quarant’anni fa.

Insomma, con la fantascienza si sogna ciò che viene realizzato in futuro. Per colonizzare lo spazio e affrontare qualsiasi tipo di problema, dobbiamo immaginare il futuro, nuove tecnologie comprese. Anche per questo, in un mondo affamato di idee, la fantascienza è, per Bradbury, la letteratura ufficiale. Da quanto emerge nelle dodici interviste selezionate tra il 1948 e il 2010, lo scrittore amava inventare storie di fantascienza perché credeva fermamente che la nostra epoca sia

l’epoca più straordinaria della storia dell’umanità, e che la fantascienza sia la forma di letteratura più straordinaria a nostra disposizione per esprimerne le esigenze.

La fantascienza, per Bradbury è la letteratura. Guardando la fantascienza nel suo insieme,

non c’è alcuna parte della vita ch’essa non coinvolga. È la letteratura dei nostri tempi. Qualsiasi altra letteratura scritta nella nostra epoca che non sia fantascienza ignora i nostri problemi.  

Un bravo scrittore riesce a esprimere a parole quello che i suoi lettori sentono ma non sanno descrivere. Molti di noi, per esempio, intuiscono che la fantascienza si ambienta nel futuro affrontando i problemi dei nostri tempi, eppure poche definizioni afferrano l’essenza della science fiction come queste parole di Ray Bardbury:

Parlando di fantascienza, uso spesso la metafora di Perseo e della testa di Medusa. Invece di guardare in faccia la verità, ci si volta e si vede il suo riflesso sulla superficie bronzea di uno scudo. Poi si afferra la spada e si taglia la testa di Medusa. La fantascienza finge di scrutare nel futuro, ma in realtà guarda un riflesso di quel che è già di fronte a noi. Si ha, perciò, una visione di rimbalzo, che ci fa divertire, invece di renderci troppo consapevoli e intellettuali.

In una delle interviste emerge che, quando Ray Bradbury incontrò Aldous Huxley, rimase deluso nel sentire il suo interlocutore rifiutarsi di ammettere che la fantascienza fosse l’unica via possibile per la narrativa. Forse, contrariamente all’autore de Il mondo nuovo, Bradury aveva ragione. Magari, il fatto che i contorni del genere fantascientifico sembrino sfumare, nell’epoca contemporanea, è spiegabile con l’ipotesi che la fantascienza sia esplosa e abbia contaminato ormai tutta la letteratura. È possibile che non abbia più senso parlare di fantascienza perché, ormai, l’intera narrativa la racchiude in essa, o forse è la fantascienza ad aver inglobato la letteratura nel suo insieme.

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