giovedì 1 dicembre 2016

«Non vergognatevi di fantasticare»


Vito Di Domenico è responsabile del progetto Altrisogni, fondato insieme all'amico e collega Christian Antonini nel 2010. Sino al 2015 hanno curato insieme ogni aspetto del progetto, dalla linea editoriale della rivista alla selezione ed editing dei racconti. Dal 2016 Di Domenico è diventato l'unico responsabile del progetto, poiché Christian è stato costretto a lasciarlo per seguire la sua carriera in ascesa di scrittore (oltre ad altri impegni lavorativi).

Pugliese prestato a Milano, è articolista e traduttore per riviste a distribuzione nazionale sin dal 1997. Ha inoltre una formazione da sceneggiatore e negli anni ha collaborato con case editrici di fumetti e case di produzione video, scrivendo cortometraggi e videoclip che hanno ottenuto riconoscimenti nazionali e internazionali. Appassionato di cultura popolare a 360 gradi, è consulente ed editor per pubblicazioni di narrativa fantastica.

Altrisogni è un progetto che nasce come la prima rivista italiana di narrativa fantastica in formato ebook. In particolare Altrisogni – Rivista digitale di horror, fantascienza e weird offre una selezione di racconti inediti di autori italiani, recensioni librarie, articoli di approfondimento sulle tecniche di scrittura e altro ancora. Dal 2010 al 2013 ne sono stati pubblicati sei numeri, ancora disponibili sul sito dell'editore dbooks.

Dopo un periodo di pausa, in cui viene lanciata la collana libraria Altrisogni Presenta, nel 2015 la rivista si è trasformata in una serie di antologie ebook ed è ripartita con la numerazione. Niente più articoli, quindi, ma solo racconti: ecco dunque Altrisogni - Antologia di narrativa fantastica, giunta oggi al suo Volume 3

Nell’introduzione al numero due di Altrisogni, tu e Christian Antonini avete detto di cercare racconti “dai gusti decisi”. Che cosa intendevate esattamente?

Intendiamo “racconti che non abbiano timore di lanciarsi nel fantastico a capofitto”. Perché spesso si ha l’impressione di ricevere opere che si vergognano di essere racconti fantastici e basta. Come se servisse sempre un bilanciamento “di contenuto” per farsi perdonare il fatto che si stia scrivendo fantastico.

Sappiamo tutti che in Italia, da parte del cosiddetto mondo culturale, c’è da sempre un atteggiamento snob nei confronti della fantascienza, dell’horror, dei fumetti, e di tutto ciò che, secondo la visione imperante, non è serio. È un atteggiamento tutto italiano, appunto, che non ha alcuna base solida. Ma ha prodotto tantissimi danni nel corso dei decenni e ancora ne stiamo pagando le pesanti conseguenze.

Chi oggi scrive fantastico in Italia si sente spesso in dovere di mitigarlo con altro, al fine di essere perdonato dalla cultura mainstream e di essere riconosciuto dagli editori e dal pubblico come uno scrittore non (o non solo) di fantastico. Basti pensare al caso di Tullio Avoledo, uno dei maggiori scrittori italiani di sci-fi, che non è mai stato commercializzato neanche lontanamente come autore di fantascienza.

Ecco, io e Christian diciamo semplicemente “Non vergognatevi”. Desiderate scrivere una space-opera? Scrivetela! Curatela in ogni dettaglio, fate in modo che sia credibile e sensata, epica, immensa, ma non che sia per forza altro. Il resto del contenuto arriverà da solo senza che lo forziate, e il lettore lo apprezzerà. Pensate al ciclo di romanzi The Expanse, di James S. A. Corey: astronavi generazionali, colonizzazione dei pianeti, battaglie con armature potenziate, personaggi ben caratterizzati. Una saga che ha anche spessore, ma questo perché gli autori – due amici sotto pseudonimo collettivo  si sono dedicati a creare in dettaglio il loro mondo sci-fi e i personaggi, non a infilare nell’opera filosofia e sociologia a martellate.

Non abbiate paura di pensare in modo davvero fantastico, quindi. Scrivete racconti di horror, fantascienza, fantasy e weird che abbiano gusti forti e decisi, non annacquati con altro. Solo così può crescere l’autostima degli autori italiani di fantastico e il gusto del pubblico. C’è bisogno di coraggio e sincerità. Altrimenti andate a scrivere altro e basta.

Ritieni che gli scrittori italiani abbiano un tipo di scrittura che li possa distinguere dai loro colleghi inglesi e americani?

Penso di sì, volenti o nolenti. È questione di sostrato culturale – culturale in senso ampio – che permette un approccio del tutto diverso alla realtà rispetto agli anglosassoni. Quello che invece, secondo me, manca spesso agli scrittori italiani del settore – e qui sto parlando soprattutto di autori non ancora affermati, che si stanno muovendo su un percorso di apprendimento ed esperienza – è una visione epica delle storie che sia gestita però con taglio realistico e consapevole. Ovvero, manca un po’ la capacità di costruire mondi narrativi dalla forte coerenza interna, credibili. La capacità di progettare con accortezza un’opera o un mondo narrativo sapendo dove si sta andando a parare.

Pensi che per scrivere bene nell’ambito della narrativa dell'immaginario servano studi e qualità particolari?

Penso che per scrivere bene si debba avere innanzitutto tanta intelligenza, come per fare bene qualunque altra cosa complessa. L’intelligenza è una cosa di cui non si parla mai in merito alla scrittura, ma credo che sia davvero fondamentale, che venga prima di tutto il resto.

Poi, a mio parere, è importante avere una tecnica di scrittura che sia almeno discreta – questa si può sviluppare con lo studio e la frequentazione di corsi – ma soprattutto un bagaglio di esperienze e conoscenze in vari settori del quotidiano che sia il più ampio possibile. Anche quando parliamo di mondi “inventati”, infatti, non possiamo allontanarci troppo dalle regole base della nostra realtà se vogliamo che il lettore ci segua.

Per scrivere una fantascienza moderna e minimamente credibile, poi, è fondamentale una buona infarinatura di conoscenze scientifiche: più sono avanzate, più ci permetteranno di muoverci con sicurezza nella storia che costruiamo, anche quando non faremo sfoggio nella storia di tali conoscenze.

Insomma, forse vado controcorrente, ma penso che la scrittura non sia tanto questione di stile letterario, bensì più che altro di intelligenza, bagaglio emotivo e conoscenze complessive dell’autore, che gli permettono di costruire storie appassionanti e allo stesso tempo credibili e personali.

Mi permetto di citare a questo proposito un passaggio da un bell’articolo che Fabrizio Valenza ha scritto qualche tempo fa per il nostro sito Altrisogni.it:

Lo scrittore possiede una visione del mondo, lo scribacchino stralci di vedute. Lo scrittore sa avvicinare il mondo […] con una lettura particolare che poi propone ai lettori, lo scribacchino che intenda scrivere un libro, invece, produrrà piuttosto un patchwork di visioni altrui. Pensate alla differenza – per rimanere nell’ambito del fantastico – tra Tolkien, Lewis, Lovecraft, Howard, Rowling e le infinite torme di imitatori di ciascuno di essi, che non hanno fatto altro che produrre tele, magari vaste, usando materiali già elaborati da altri.

E anche Raymond Carver parlava in qualche modo di questo, in un passaggio del suo libro Il mestiere di scrivere, dicendo: 

Uno scrittore che ha una maniera particolare di guardare le cose e riesce a dare espressione artistica alla sua maniera di guardare le cose, è uno scrittore che durerà per un pezzo.

Qual è la tua concezione di narrativa dell’immaginario?

Per me – e parlo da lettore – è quella narrativa che ti fa entrare quasi fisicamente in un’altra realtà molto più intrigante della nostra, una realtà che è stata immaginata dall’autore e descritta con tale perizia e cura che il lettore riesce a crederci. Vedi, io amo da sempre il fantastico in tutte le sue forme, alcune più alcune meno a seconda dei momenti, ma quello che conta è sempre la stessa cosa: riuscire a crederci, a vivere dall’interno le storie che mi vengono proposte.

Sotto questo aspetto c’è una grande differenza tra libri e video. Con i media visivi – film e serie TV – è più facile credere a una storia di fantasia, perché si ha la realtà dell’immaginario davanti agli occhi: una schiera di creativi, tecnici, attori si è impegnata per mettere in scena fisicamente la stazione spaziale Tycho e le astronavi di The Expanse, o gli esseri soprannaturali e gli incantesimi di Supernatural. Puoi praticamente toccarla, quella realtà, ma questo fa sì che anche eventuali baggianate passino un po’ in secondo piano. Invece nella narrativa è diverso. Sta tutto alla capacità dello scrittore. Lo scrittore è da solo e deve convincere a parole, senza alcun supporto visivo. È molto più difficile. E quando si riesce a entrare pienamente nel suo mondo immaginario, quando è impossibile staccarsi dalla pagina, allora vuol dire che lo scrittore è riuscito a fare bene il suo lavoro. Ma va anche detto che ogni lettore ha un suo grado di “accettazione della credibilità”. Più il lettore è smaliziato, più sarà difficile convincerlo e tirarlo nel mondo immaginario. Sono contento di dire che su Altrisogni ci è capitato spesso di pubblicare racconti di autori capaci con naturalezza di “aprire questa porta” verso il loro mondo. E nell’ultimo Altrisogni Vol.3 ce ne sono diversi. Cosa di cui sono orgoglioso.

A proposito, Altrisogni non doveva uscire ogni tre mesi?

Già! Ci abbiamo provato più volte sin da quando Altrisogni è nata, nel 2010, ma non siamo riusciti a mantenere una periodicità davvero regolare per più di due numeri consecutivi. Il motivo sta innanzitutto nella realizzazione di tipo “artigianale” più che “a catena di montaggio”, con la cura di ogni dettaglio e i tempi necessari per ragionarci, e nel fatto che se prima io e Christian Antonini costituivamo una micro-redazione, oggi ci sono solo io a condurre il progetto e non riesco a reggere i ritmi di prima, quando a pieno regime siamo usciti anche quattro volte all’anno. Comunque va detto che in questo anno trascorso da Altrisogni Vol. 2 ad Altrisogni Vol. 3 abbiamo anche attivato un sito web con articoli e notizie, e questo è un grosso impegno che si è aggiunto a tutto il resto.

Tutto parte dal fatto, purtroppo facilmente immaginabile, che in Italia un progetto come Altrisogni non può rappresentare un lavoro in senso stretto, cioè non si ripaga neanche lontanamente del tempo investito. Di conseguenza io e chiunque altro ci lavori – perché i collaboratori esistono e li ringrazio di cuore per la loro voglia di esserci – siamo costretti a realizzarlo nel nostro personale tempo libero. Sarebbe bello che fosse diverso, che si riuscisse a uscire rispettando una periodicità trimestrale, ma tant’è.

Progetti per il futuro?

Al momento punto a mantenere in un anno due uscite regolari di Altrisogni – Antologia di narrativa fantastica, un’uscita della collana Altrisogni Presenta e un progetto speciale. Nei prossimi mesi potrete quindi leggere su Altrisogni Presenta una gran bella raccolta di racconti sci-fi inediti di Mirko Dadich, autore che è cresciuto proprio sulle pagine di Altrisogni, e poi una miniserie in quattro parti di fantascienza avventurosa scritta da Davide Camparsi e Irene Grazzini, che avevano vinto la selezione editoriale da noi indetta appositamente. La miniserie si chiama I racconti del Purgatory lounge ed è un progetto che, se sarà ben accolto dai lettori, potrebbe estendersi oltre le prime quattro parti. 

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