giovedì 8 dicembre 2016

Perché andare su Marte


Tra robot, sonde e spedizioni umane, non si è mai parlato di missioni su Marte come adesso. Ma perché, dall’Agenzia Spaziale Europea (ESA) alla NASA, fino alle agenzie spaziali private come SpaceX, sembra che tutti vogliano andare sul Pianeta Rosso? I motivi ce li spiega punto per punto Giacomo Carrozzo dell’Istituto di Astrofisica e Planetologia Spaziali (IAPS) dell'Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF).

Quali sono gli interessi scientifici dell’andare su Marte, sia con le sonde che con i robot?

Le tante missioni robotiche inviate su Marte si prefiggono numerosi obiettivi scientifici, tutti utili a caratterizzare il clima presente e passato di Marte. Alcuni obiettivi sono ormai stati raggiunti, come la conoscenza della composizione atmosferica, altri devono ancora avere una risposta, penso in particolare alla sorgente del gas metano in atmosfera, forse di origine biologica. Le moderne sonde oramai si prefiggono di scendere nel dettaglio delle problematiche. Abbiamo mappato l’intero pianeta a una risoluzione di pochi centimetri e siamo in grado di vedere dettagli molto piccoli. Stiamo iniziando a studiare singole regioni alla ricerca delle aree di maggiore interesse dove poter effettuare analisi più dettagliate, magari inviando le future sonde. Questo significa addentrarsi nella storia geologica e del clima del pianeta per scoprire come, quando e perché Marte ha subito profondi cambiamenti per diventare quello che osserviamo oggi. In definitiva, molti quesiti sono ancora aperti. Per quanto tempo Marte ha avuto acqua liquida in superficie? C’è mai stata la vita? Possiamo portare degli esseri umani sulla superficie? Per dare delle risposte a questi quesiti dobbiamo inviare sonde sempre più sofisticate in grado di lavorare e compiere esperimenti con sempre maggiore autonomia.

Che cosa spinge le agenzie spaziali a voler mandare su Marte uomini in carne e ossa?

Portare degli astronauti è fondamentale se si vogliono effettuare esperimenti che al momento un robot non è in grado di fare. Sono sicuro che con il tempo questo sarà sempre più necessario. Lo sviluppo di avanzate tecnologie come la realtà virtuale e le mani robotiche (questo avviene già in campo medico) ci aiuterà a compiere operazioni più sofisticate, ma il ritardo nelle comunicazioni dovuto all’enorme distanza fra la Terra e Marte (circa 40 minuti) è un limite invalicabile che pone delle forti restrizioni. Solo la presenza in loco di un astronauta può sopperire ai mille imprevisti che possono verificarsi e risolverli in tempo reale. Da questo punto di vista le ultime amministrazioni americane stanno ribadendo la volontà di portare degli uomini entro il 2030 sul Pianeta Rosso, ma personalmente credo sia troppo presto, è più plausibile possa avvenire a margine del decennio successivo. Chiaramente condurre degli uomini sulla superficie marziana, assicurargli una permanenza di qualche mese e riportarli indietro a casa sani e salvi non è cosa banale, richiede una ingente quantità di denaro e lo sviluppo di una tecnologia sicura. Parliamo di una missione della durata di almeno un paio d’anni, la più lunga che sia mai stata concepita. Al di là delle necessità materiali, comunque, il fascino e la sfida che stuzzicano l’uomo a superare i propri limiti sono il vero motore che lo porterà sempre a compiere grandi imprese, e quella di atterrare sul suolo di un altro corpo planetario è una di queste.

La ricerca di forme di vita è davvero tra gli obiettivi principali?

È un imperativo. La ricerca di vita al di fuori del nostro pianeta è da decenni l’obiettivo principale delle agenzie spaziali. L’ormai celebre motto “follow the water” coniato dalla NASA è un modo per dire segui l’acqua perché è lì che puoi trovare la vita. Negli ultimi decenni di esplorazioni abbiamo imparato molto sui vari corpi del Sistema Solare, e alcuni di essi sono degli ottimi candidati per la ricerca di forme di vita esistenti o esistite. Su Marte, in particolare, un tempo scorrevano fiumi, forse erano presenti laghi e addirittura un oceano. Il clima più caldo e la presenza di un’atmosfera potevano garantire una protezione e un ambiente utile alla nascita e al proliferare della vita. Oggi Marte è un pianeta arido e secco, continuamente bombardato dalle pericolose radiazioni provenienti dallo spazio che lo rendono un pianeta inospitale. Tuttavia se la vita è mai esistita da qualche parte, è proprio lì che possiamo cercarla. C’è un grosso vantaggio rispetto alla Terra, ovvero l’assenza di una tettonica a placche significativa. Questo significa che la superficie non è continuamente rimescolata come sulla Terra, dove vengono cancellate le tracce fossili di eventuali esseri viventi che invece, se esistono su Marte, stanno solo aspettando di essere individuate.

La corsa verso Marte sembra quella degli anni Sessanta verso la Luna: tutti vogliono andarci, e ognuno vuole farlo prima e meglio degli altri. Quindi viene da chiedere quali siano gli interessi industriali, ma anche politici, dietro alle missioni marziane.

Siamo ancora molto lontani dall’atmosfera che si respirava nei corridoi delle università, agenzie spaziali e istituti di ricerca di quegli anni. Credo che quegli anni non torneranno mai più, perché viviamo in un’epoca completamente diversa. Ciò non toglie che si possano e debbano fare ancora grandi imprese. In questo gli interessi privati giocheranno un ruolo fondamentale, un processo che peraltro è già iniziato. Aziende private, in modo del tutto autonomo sebbene con il supporto della NASA, stanno iniziando a muovere i primi passi in questo campo. Ma non credo che Marte sia già appetibile per i privati. È troppo difficile e dispendioso arrivarci, almeno per il momento. Piuttosto gli interessi delle aziende si rivolgono verso altri ambiti, come quello turistico e di sfruttamento delle risorse presenti sulla Luna e sugli asteroidi.

Perché tante attenzioni verso Marte e non verso altri corpi del Sistema Solare? Per esempio viene da pensare a Europa, un satellite dove ci sarebbero più speranze di trovare la vita.

In realtà questo non è propriamente vero. Altri corpi come Encelado, Titano e il citato Europa suscitano grande interesse nella comunità scientifica. Tutti hanno però un grosso problema: sono difficili da raggiungere. Con la tecnologia attuale impieghiamo molti anni per raggiungerli. Se poi a questi anni si aggiunge il tempo necessario a ideare, progettare e realizzare le sonde nonché ad analizzare i dati si comprende facilmente il perché delle attenzioni rivolte al pianeta più vicino a noi. Tutte le lune che ho citato, quindi Encelado, Titano ed Europa, sono incredibilmente affascinanti e riservano dei segreti che ancora oggi stentiamo a svelare. Speriamo che in futuro la tecnologia ci riserbi delle sorprese permettendoci di raggiungerle in molto meno tempo.

Immagine: NASA

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