sabato 4 febbraio 2017

Organi umani da corpi animali: ecco il primo ibrido uomo-maiale


Un’impresa più facile a dirsi che a farsi, ma che dopo gli ultimi risultati sembra davvero possibile. Dalle pagine della rivista Cell è stata appena posta una pietra miliare nella fabbricazione di organi umani da corpi animali: per la prima volta, gli scienziati sono riusciti a far crescere cellule staminali umane in un embrione di maiale. È la tappa fondamentale di una scienza ancora all’inizio ma che promette di risolvere in futuro il problema della reperibilità di organi da trapiantare. Ma si tratta anche di un filone scientifico che deve fare i conti con alcuni problemi di natura etica, sebbene gli autori della ricerca sostengano che il loro metodo sia sicuro da quel punto di vista. Non ci sarebbe, insomma, il rischio di conferire altri tratti umani, come l’intelligenza, agli animali utilizzati.

Per produrre organi umani da corpi animali sono necessari alcuni importanti accorgimenti. Innanzitutto l’animale usato deve essere modificato geneticamente in modo che non possa produrre da solo l’organo desiderato. Questo è possibile farlo con la tecnica di editing genomico chiamata CRISPR/Cas9, un sistema che permette di rimuovere determinati geni con estrema precisione. In secondo luogo, le cellule umane da trapiantare devono essere del tipo iPS (staminali pluripotenti indotte): si tratta di staminali pluripotenti, quindi cellule capaci di differenziarsi in qualunque tessuto o quasi, ottenute riprogrammando cellule adulte e già differenziate. Ciò consentirebbe di generare, e trapiantare, organi formati da cellule dello stesso paziente, evitando così il rigetto del trapianto. Inoltre le cellule iPS, essendo prelevate dalla pelle o l’intestino di un individuo adulto, permettono di evitare i problemi etici legati al prelievo di cellule da embrioni umani, la fonte alternativa di staminali pluripotenti. A loro volta, infine, le cellule iPS devono essere manipolate geneticamente per renderle il più possibile compatibili con il maiale.

Il gruppo che ha condotto la ricerca pubblicata su Cell, guidato da Jun Wu e Juan Carlos Izpisua Belmonte del Salk Institute for Biological Studies, è riuscito in un’impresa davvero unica, ottenendo una chimera tra due specie, l’uomo e il maiale, separate da 90 milioni di anni di evoluzione. Gli scienziati hanno iniettato cellule staminali umane in embrioni di maiale generando circa 1500 ibridi trapiantati, successivamente, in maiali femmina, o scrofe. Oltre 150 di questi embrioni hanno sviluppato chimere, cioè embrioni fatti in parte di cellule umane e in parte di maiale, con un rapporto di una cellula umana ogni 10mila di suino. Gli embrioni si sono sviluppati per 28 giorni, l’equivalente di tre mesi di gravidanza umana, prima di essere rimossi. Un tempo sufficiente, secondo i ricercatori, per capire bene come le cellule di due animali differenti possano unirsi nelle fasi iniziali dello sviluppo.

Un tempo, inoltre, abbastanza lungo da consentire agli scienziati di ridurre al minimo le controindicazioni di natura etica nei prossimi esperimenti. Infatti le staminali che vengono integrate in un embrione di maiale possono, occasionalmente, migrare in altre regioni indesiderate. Possono cioè muoversi nelle parti dell’embrione che formeranno il cervello e gli organi riproduttivi. Nel primo caso, si rischierebbe di far nascere maialini con un cervello parzialmente umano. Nel secondo caso, se venissero incrociati un maiale maschio con spermatozoi umani e un maiale  femmina con ovociti umani, potrebbe svilupparsi un feto umano in un corpo animale. Una soluzione sarebbe quella di trapiantare staminali iPS modificate in modo che non possano in nessun modo diventare neuroni. Invece, per quanto riguarda il rischio di generare un feto umano, basterebbe non far accoppiare tra loro le chimere. Ad ogni modo, a fronte dei rischi, i benefici che nascerebbero dalla nuova tecnica valgono il tentativo. In futuro potrebbe davvero essere possibile creare una banca di organi umani da corpi animali, sia per eventuali trapianti che per testare nuovi farmaci con maggiore efficacia e sicurezza.

Via BioPills

Immagine: iniezione di staminali iPS umane in un embrione precoce, o blastocisti, di maiale. Credits: cortesia di Juan Carlos Izpisua Belmonte.

Nessun commento:

Posta un commento

sharethis

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...