sabato 24 febbraio 2018

I cani robot della Boston Dynamics non si possono fermare


La settimana scorsa ha spopolato sui social network un video diffuso dalla Boston Dynamics che ha mostrato così, a tutto il mondo, la sua ultima creazione: un cane robot in grado di aprire le porte. Nel video si vedeva un cane robot giallo e nero che apre una porta con estrema disinvoltura e, con medesima disinvoltura, la tiene aperta per lasciar passare un "compagno" prima di lui. 

Le reazioni degli utenti di Facebook sono state in gran parte di paura e inquietudine. E qualcuno ha persino detto che i cani robot della Boston Dynamics ricordano molto un episodio di Black Mirror, la serie tv - giunta ora alla sua quarta stagione su Netflix - che generalmente descrive gli effetti collaterali e inquietanti di una tecnologia del futuro. 

Quel primo video ha stuzzicato la fantasia di milioni di persone, che hanno immaginato, in perfetto stile Black Mirror, un utilizzo militare o comunque sociale di un simile "mostro" tecnologico. Dannazione, si saranno chiesti gli spettatori, che cosa accadrebbe se i cani robot fossero usati dalla polizia o dall'esercito o da chicchessia contro altri esseri umani? 

Ebbene, se qualcuno si è spaventato per il primo video della Boston Dynamics, il secondo video, pubblicato pochi giorni fa, non è certo rassicurante. Nella nuova clip si vede lo stesso cane robot giallo e nero che si appresta ad aprire la medesima porta di metallo, con la differenza che stavolta c'è un uomo fermamente intenzionato a distogliere la macchina dal proprio compito. Il segugio, però, ha ben fissato l'obiettivo nei suoi circuiti, così non molla, si assesta e riparte all'attacco con più convinzione finché il disturbo non viene meno. 

Questo per dire, cari robotfobici, che di fronte a una macchina del genere sareste davvero fregati

 

2 commenti:

  1. Bisognerebbe solo capire se sono più le possibilità che questa tecnologia venga impiegata bene o quelle che venga impiegata per fini sbagliati. Mah...

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    1. Credo che non possiamo saperlo. Ma purtroppo godiamo in molti di una fervida immaginazione

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