venerdì 18 maggio 2018

Howard Phillips Lovecraft: Tutti i racconti (1931-1936)



La storica raccolta in quattro volumi della narrativa completa di Howard Phillips Lovecraft   ora venduta in un solo volume  si conclude con il libro che include i racconti scritti di suo pugno o in collaborazione o revisione e pubblicati tra il 1931 e il 1936. 

Tra tutte le opere del libro la fa da padrone il racconto lungo  spesso venduto come libro a sé stante  dal titolo "Le montagne della follia", una terrificante avventura tra i ghiacci, capace letteralmente di togliere il respiro, che trae dichiarata ispirazione dal libro Le avventure di Gordon Pym di Edgar Allan Poe.

Tutti i racconti (1931-1936) precede, in ordine:Tutti i racconti (1897-1922), (1923-1926), e (1927-1930). Tranne qualche eccezione, come appunto "Le montagne della follia", ma anche "La maschera di Innsmouth" e "La casa delle streghe", i racconti scritti interamente da Lovecraft nell'ultimo periodo della sua vita non brillano con la stessa frequenza di quelli che figurano nei volumi precedenti. 

Leggi l'intervista ad Howard Phillips Lovecraft

Secondo quanto si apprende dalle introduzioni del curatore ad ogni storia, sembrerebbe che all'inizio degli anni Trenta lo scrittore fosse convinto di aver esaurito la propria carica creativa, tanto che si diede in larga parte a realizzare racconti in collaborazione. Questi costituiscono una grossa fetta del volume 1931-1936, e a essere onesti sono mediamente più coinvolgenti di quelli scritti individualmente dall'autore nello stesso periodo storico.


Tra i racconti prodotti in collaborazione ci sono veri e propri capolavori come "Attraverso le porte della Chiave d'Argento", parte conclusiva del ciclo  se vogliamo chiamarlo così  di Randolph Carter, che si può leggere interamente nell'assai ben curato libro Il guardiano dei sogni: le avventure di Randolph Carter.

Tante sarebbero le considerazioni su Howard Phillips Lovecraft, ma elencarle tutte esula dalle competenze di questo blog. Volendo trovare un elemento in comune tra tutte le opere dello scrittore, possiamo senz'altro affermare che esse sono molto spesso caratterizzate da personaggi che si mettono nei guai perché attratti dall'ignoto e dalla curiosità, a volte in maniera febbrile.

Anche nel caso in cui la minaccia incomba chiaramente all'orizzonte, i personaggi di Lovecraft si lanciano per loro stessa ammissione verso l'ignoto, pur mettendo in conto la pericolosità delle loro gesta.

Ecco un estratto da "La casa delle streghe", uno dei racconti più famosi di Lovecraft, dal quale è stato tratto anche l'omonimo episodio della pur non eccelsa serie tv Masters of horror:
Gilman si era fatto un'idea abbastanza precisa della vecchia Keziah, e quando aveva saputo che la casa in cui aveva abitato era ancora in piedi dopo oltre duecentotrent'anni, un brivido gli era corso lungo la schiena. Ciò nonostante – e pur avendo sentito bisbigliare della perdurante presenza della strega nel decrepito edificio e nei vicoli adiacenti, di segni irregolari di denti umani sul collo di chi aveva dormito  in quella e in altre vecchie case, degli inspiegabili pianti di bambini uditi a Calendimaggio e Ognissanti, del fetore che talvolta sembrava provenire dalla vecchia soffitta, e della bestiola pelosa e dai denti aguzzi che a volte annusava la gente addormentata nelle ore livide che precedono l'alba  nonostante avesse udito tutto ciò Walter Gilman aveva deciso di prendere alloggio a ogni costo nella Casa della Strega. [...] Gilman non sapeva esattamente cosa si aspettasse di trovarvi; sapeva solo che voleva alloggiare nella stessa casa in cui ignote circostanze parevano aver dischiuso a una povera vecchia del diciassettesimo secolo verità matematiche che superavano le più antiche ipotesi di Planck, Heisenberg, Einstein e de Sitter.
Howard Phillips Lovecraft (Providence, USA, 1890-1937) è uno scrittore che ha segnato la storia della narrativa horror e fantascientifica all'inizio del secolo scorso. I suoi racconti sull'orrore cosmico, e non solo, hanno segnato e continuano a segnare intere generazioni di lettori e scrittori, di ogni sesso ed età. Fu anche autore di saggi sulla narrativa fantastica, come per esempio quelli raccolti nei libri In Difesa di Dagon e altri saggi sul fantastico e Teoria dell'orrore, i cui contenuti si sovrappongono.


martedì 8 maggio 2018

Moyashimon, un mondo di microbi parlanti






IN BREVE

Moyashimon è un manga realizzato interamente da Masayuki Ishikawa.  Ambientato nella facoltà di agraria dell’università di Tokio, i suoi protagonisti sono studenti e ricercatori, e le loro strane avventure sono dislocate in larghissima parte all’interno dell’ateneo. La storia gira intorno a un vecchio professore universitario di nome Itsuki, che si pone l’obiettivo di mettere insieme un gruppo di ricerca da sogno facendo leva innanzitutto su uno studente del primo anno, Tadayasu Sawaki, che, per un misterioso motivo, è capace di vedere i microbi a occhio nudo.

I MICROBI

I microrganismi che si vedono nel fumetto parlano, ridacchiano, si azzuffano, e occasionalmente danno lezioni di microbiologia, aprendo brevi parentesi didattiche. Lezioncine a parte, i microbi sono sempre alla base di qualsiasi cosa accada tra una vignetta e l’altra, con la loro forma di pupazzetti abilmente disegnati in maniera che ricalchino possibilmente le forme reali, simili a come si vedrebbero al microscopio. Sul serio, ogni pupazzetto può essere confrontato con l’organismo reale perché per ogni specie disegnata viene indicato il nome scientifico.

Nell’opera di Masayuki Ishikawa si vedono soprattutto funghi e batteri, perché sono queste le principali categorie di microbi che contribuiscono alla formazione di molti alimenti, dei quali si occupa appunto la facoltà di agraria. Ma ogni tanto si vedono anche i virus, gli acari, o magari organismi davvero estremi come la muffa policefala (Physarum polycephalum), una cellula gigante che esiste davvero e che, nel fumetto, si afferma d’essere in grado di muoversi in un piccolo labirinto. Tra tutti questi innumerevoli organismi microscopici ce n’è uno che in assoluto la vince su tutti: il fungo koji, tecnicamente Aspergillus oryzae, che vive sulla spalla di Tadayasu Sawaki (e il ragazzo lo sa, perché lo può vedere) come un pappagallo sulla spalla di un pirata.

Quel che si evince sfogliando le pagine del manga è che i microbi fanno parte della vita quotidiana di tutti noi, non solo degli scienziati. I microbi sono ovunque, e sono alla base di moltissimi alimenti: tanto per dirne una, grazie alla loro fermentazione rendono possibile la produzione del vino e di altri alcolici come il sake. In Moyashimon si parla spesso di alcolici e di sake, e gli stessi personaggi bevono senza troppi complimenti. Se poi ci soffermiamo sul discorso sake, viene affrontato così spesso che alla fine si diventa dei piccoli esperti della bevanda giapponese. È bene precisare, a questo punto, che se è vero che l’opera di Masayuki Ishikawa non demonizza gli alcolici, è anche vero che non fa del bere un vanto.

I PERSONAGGI

Dunque, immerso in un mondo di microbi sghignazzanti c’è il futuro gruppo di ricerca del professor Itsuki, composto da esseri umani non del tutto normali. Kei Yuki è uno del team, nella veste di uno studente amico di infanzia di Sawaki e figlio di un proprietario di una distilleria di sake. Un personaggio curioso, forse più di tutti gli altri, in quanto possiede lineamenti facciali unisex, nel senso che potrebbe anche essere scambiato per una ragazza. Tanto per confondere le idee, in un episodio Kei Yuki compare anche con l’identità di una ragazza, avente un altro nome ma lo stesso, identico viso del ragazzo iscritto ad agraria. Altre occasioni, poi, ben più eclatanti, evidenziano la sua sessualità indefinibile.

Haruka Hasegawa è invece una specializzanda che fa da assistente al professor Itsuki. Ha un carattere spinoso e, come Hasegawa, ha qualche difficoltà di comunicazione sociale. Si veste in maniera sexy e aggressiva, quasi fetish, ma non se ne rende conto o comunque se ne infischia se glielo fanno notare. Lavorando sempre a contatto con la fermentazione degli alcolici ha molte occasioni di bere, ma evita di farlo perché quando si ubriaca viene come posseduta dal demonio (anche se non è chiaro esattamente che cosa combini).

Singolare, poi, è la coppia formata da Takuma Kawahama e Kaoru Misato, entrambi del secondo anno anche se sembrano molto più vecchi. Questi due individui un po’ loschi, da quando vengono beccati a produrre sake clandestino all’interno dell’università sono in debito con Itsuki, che, per qualche oscuro motivo, sembra volerli nel proprio gruppo di ricerca insieme agli altri.

Inutile elencare tutti i personaggi, ma vale spendere qualche riga anche per Aoi Muto, una ragazza che vanta di essere l’unico membro iniziale del laboratorio del vecchio professore. Viene definita come una ragazza che sopporta tranquillamente qualsiasi cosa le accada, indice probabilmente di un istinto che la induce a buttarsi nelle avventure senza paura o con inconscienza. Questa, infatti, è l’impressione che dà quando ritorna da una lontana missione scientifica sul campo con un cerotto sul naso. Nel tempo libero è la presidente di un club che si dedica a fare ricerche sugli ufo.



UNA STORIA DI FANTASIA

Le vicende dei protagonisti avvengono, come si è detto, quasi sempre all’interno della facoltà di agraria dell’università di Tokio, come se questa fosse un mondo a parte, autosufficiente, praticamente isolato dall’esterno. In questo magico regno della microbiologia chiamato Moyashimon, a Sawaki e compagni si presentano sempre nuove prove da superare, scientifiche e non, architettate presumibilmente dal professor Itsuki allo scopo di mettere alla prova il singolo e far maturare il gruppo. Inoltre, ogni dialogo può trasformarsi in una lezione divulgativa, riuscendo, grazie all’arte del fumetto, a trasmettere almeno un pizzico del sapere scientifico alla comunità.

In conclusione la scienza è un elemento cardine del fumetto. Ce n’è tanta, in ogni dannata pagina. Comprensibile a tutti, per carità, ma è sempre lì, in agguato, talvolta in maniera snervante. Non si dica di non essere stati avvertiti. Ecco, la scienza dei microbi è talmente ben inserita che, secondo quanto riferisce lo stesso autore all’interno del fumetto, sono arrivate alla redazione giapponese numerose email di ragazzi e ragazze che dalla lettura di Moyashimon hanno sviluppato una voglia matta di iscriversi ad agraria o studiare microbiologia. Per questo e altri motivi la redazione ha deciso di aprirsi un paracadute e tenere tutti coi piedi per terra ricordando in maniera martellante, tra una vignetta e l’altra, che Moyashimon è una storia frutto di fantasia.

Via Cronache di un sole lontano

giovedì 3 maggio 2018

Uno scarabeo di nome Leonardo Di Caprio


Un gruppo di esploratori ha chiamato una nuova specie di scarabeo, da loro scoperta, in onore di Leonardo Di Caprio. La scelta non è dettata dall’antipatia nei confronti dell’attore, anzi, è un atto di riconoscimento verso la Fondazione Leonardo Di Caprio (LDF), in occasione del ventesimo anniversario della sua nascita, per gli sforzi compiuti finora nella lotta alla conservazione della biodiversità.

La notizia dello scarabeo Leonardo Di Caprio è arrivata dalle pagine della rivista scientifica ZooKeysin un articolo dove vengono segnalate tre nuove specie di scarabei del genere Grouvellinus, tra le quali figura appunto il Grouvellinus leonardodicaprioi, accompagnato da Grouvellinus andrekuipersi e Grouvellinus quest.

Grouvellinous leonardodicaprioi è uno scarabeo adattato a vivere nell’acqua, ed è stato trovato nei pressi di una cascata durante una spedizione scientifica nel Bacino di Maliau, un paradiso perduto della Malesia ricco di biodiversità, una giungla bagnata da fiumi e piogge torrenziali, che culmina in una quarantina di cascate.

Quella nel Bacino di Maliau è stata la prima esplorazione sul campo della Taxon Expeditions, un’organizzazione che mette in piedi indagini esplorative dove vengono impiegati scienziati dilettanti, o citizen scientists, cioè normali cittadini coinvolti in modo attivo in una ricerca scientifica. Missioni di questo tipo vengono condotte per aumentare le risorse umane coinvolte nella disperata ricerca di nuove specie.

Il nome dello scarabeo Leonardo Di Caprio è stato scelto a maggioranza dai partecipanti della spedizione, in onore degli sforzi della LDF nella salvaguardia di zone naturali incontaminate come appunto il Bacino di Maliau. «Piccolo e nero, questo nuovo scarabeo non vincerà il premio Oscar per il suo carisma», ha detto l’entomologo fondatore della Taxon Expeditions, Iva Njunjic, che ha aggiunto: «Ma per quanto riguarda la conservazione della biodiversità, ogni creatura conta qualcosa».

Via BioPills

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