sabato 4 aprile 2020

I racconti di Arthur C. Clarke: "Viaggiare via cavo"


"Viaggiare via cavo" ("Travel by Wire!") è un racconto di Arthur C. Clarke del 1937 nel quale uno scienziato improvvisa la narrazione di una scoperta tecnologica che il suo team ha realizzato. Anche se l'invenzione è di fatto il teletrasporto, nella storia si chiama radiotrasporto. Siamo pur sempre nel 1937 e forse la terminologia del tempo era diversa.

La vicenda della scoperta viene raccontata a partire dalle fasi di ricerca fino all'applicazione del radiotrasporto via cavo in tutto il mondo. Se ne raccontano i problemi e i successi, che in qualche modo fanno un po' ridere, sia per la maniera in cui lo scienziato narra i fatti da lui sperimentati sia per l'assurdità intrinseca dei fatti stessi.

Ecco un passo abbastanza divertente:

"Era chiaro che era venuto il momento in cui uno di noi doveva provare l'apparecchiatura. E così pensammo che il soggetto più adatto fosse il professor Kingston, che insegnava greco o qualcosa di altrettanto assurdo al centonovantasettesimo piano. Lo attirammo nel trasmettitore usando come esca un volume di Omero, accendemmo il campo e dallo strepito che si sentì dal ricevitore capimmo che era arrivato sano e salvo e in pieno possesso delle sue facoltà, quali che fossero. Ci sarebbe piaciuto imbalsamare anche lui [come le altre cavie, nda], ma non si riuscì a combinare."

In definitiva ne risulta una narrazione piuttosto simpatica. Una qualità, questa, che seppure nei fatti riesce ad appartenere allo scrittore (questo racconto è un esempio lampante) non è tra le sue caratteristiche più note. Vedremo più avanti nei prossimi racconti se la comicità narrativa si ripresenterà di nuovo, e quanto spesso, e in quali modi.

***

Il racconto è il primo dell'antologia completa di Arthur C. Clarke, uscita in due forme, sia con la collana Urania in quattro volumi dal titolo Terra e spazio, sia in un volume unico in libreria intitolato semplicemente Racconti. Per quanto riguarda Urania, "Viaggiare via cavo" è presente nel Volume 1 dell'antologia Terra e spazio (Urania Collezione 197). La traduzione del racconto qui presentato, in entrambe le uscite editoriali è di Marco Paggi.

venerdì 3 aprile 2020

Tito e gli alieni: tre napoletani all’Area 51


Un po' di tempo fa è uscito al cinema un film di fantascienza italiano abbastanza carino. Si chiama Tito e gli alieni e ha come protagonista uno scienziato napoletano interpretato da Valerio Mastandrea.

Mastandrea veste i panni dello scienziato solitario alle prese con una attività di ricerca di segnali alieni chiamata L. I. N. D. A., acronimo tipico di ricerche spaziali come la realmente esistente L. I. S. A. (Laser Interferometer Space Antenna). Lo scienziato lavora in solitudine nei pressi dell’Area 51, quindi negli Stati Uniti.

Il tempo in cui si ambienta la storia cade circa sei anni dopo che lo scienziato aveva quasi stabilito un contatto sensazionale, poi perso miseramente. In quel contatto pare che avesse addirittura sentito la moglie scomparsa. Ora, vuoi perché non ha mai superato la morte della moglie, vuoi perché non crede più in un altro possibile contatto, il professore è un uomo distrutto, depresso, sfinito, e si sta lasciando andare, al punto che il governo americano vuole chiudere il suo progetto. Ma la vita riserva allo scienziato una sorpresa: suo fratello passa a miglior vita e gli lascia in eredità niente di meno che due nipoti in affidamento. I ragazzini, un maschio e una femmina, gli sconvolgeranno l’esistenza.

Ne viene fuori un altro film di fantascienza all’italiana, in un vecchio stile fatto anche di tanto umorismo napoletano, che i due nipotini – soprattutto la ragazza – sfoggiano all’impazzata in conflitto con l’atmosfera statunitense e la grigia routine del professore. Di italiano c’è anche una dolce poesia di fondo che ricorda per certi versi La vita è bella di Roberto Benigni, soprattutto per quanto riguarda la colonna sonora e la leggerezza con la quale la regia di Paola Randi fa svolgere gli eventi che, lentamente, con leggiadria e calore, conducono verso un finale a suo modo commovente.

giovedì 2 aprile 2020

La Milano distopica di Nicoletta Vallorani


Siamo intuitivamente dopo il 2030, in una Milano del futuro straziata da muri divisori che la smembrano in almeno quindici parti. A dominare la città c'è un sistema oppressivo governato da un non meglio specificato Profeta.

In questa società è pratica comune quella di usare a scopo sessuale dei cloni femminili inanimati o cyborg, delle specie di bambole gonfiabili sofisticate che vengono chiamate cavie perché utilizzate anche a scopo di ricerca scientifica.

Nella storia recente di questa Milano distopica viene vietata la pratica dello snuff - la violenza sessuale - sulle cavie, ma nei fatti continua ad esistere perché "nulla distrae da un fatto scandaloso come renderlo per legge un crimine. Si delega la propria attenzione alle istituzioni, e si pensa che saranno loro a provvedere."

Tutto fila abbastanza liscio finché non cominciano ad apparire, per le strade dei più poveri Campi Industriali fuori dalle mura della città, mucchi di cloni femminili morti che poi vengono dirottati verso i forni crematori come ad Auschwitz.

Qualcosa non torna al protagonista di nome Nigredo, un vecchio investigatore con un passato ribelle ma che possiede ancora un cuore profondamente anarchico. Nigredo è spesso accompagnato dalla tassista e falsaria Olivia, che tra le varie cose ha il "dono" di sentire il dolore altrui. Tra i due personaggi c'è un rapporto intimo come di un amore mancato.

Nigredo, anch'egli molto sensibile, si pone in solitudine una fatidica domanda: se quei giocattoli sessuali che tutti chiamano cavie avessero un'anima?

Avrai i miei occhi di Nicoletta Vallorani è un romanzo che pone al centro della sua narrazione la violenza sulle donne. La stessa Olivia ha un passato di violenze subite da suo padre, e forse per questo è molto sensibile al dolore delle altre persone.

E proprio la parola dolore viene ripetuta più e più volte durante il libro. Dolore, dolore e ancora dolore. Un'emozione dai tanti significati, che partorisce un senso di giustizia. Un sentimento che può guidare lontano, fino al compimento di un atto rivoluzionario.

martedì 31 marzo 2020

Come si fermò la Terra: protofantascienza catastrofica italiana

Calogero Ciancimino, Come si fermò la Terra

Come si fermò la Terra è un libro di Calogero Ciancimino (1899-1936) scritto fra il 1934 e il 1935 e ambientato nel 3000. Fu inizialmente pubblicato a puntate sulla rivista Tribuna illustrata dal 1935 al 1936, anno in cui l'autore morì abbastanza pecocemente. Ciancimino non vide mai la pubblicazione del formato in volume, che oggi possiamo rileggere in ebook grazie al lavoro di riscoperta delle edizioni Cliquot.

Si può definire Come si fermò la Terra alla stregua di un romanzo di protofantascienza, cioè un tipo di fantascienza alle origini, se non prima, che lo stesso genere letterario si definisse tale. Vi si narrano le vicende decisamente catastrofiche di un pianeta Terra che improvvisamente smette di girare, con conseguenze di panico, caos e distruzione molto ben descritte dall'autore. La catastrofe, che decimerà la popolazione terrestre riducendola a mezzo miliardo, consiste soprattutto nel fatto che il pianeta, fermandosi, rimane esposto per metà al sole e per metà al buio.

Si racconta così di un sole che diventa "un distruttore feroce e odiato", generando un abbassamento del livello del mare per evaporazione e scatenando, per le improvvise depressioni atmosferiche, tremendi uragani che distruggono le città. In poco tempo, poi, nell'emisfero esposto al sole la vita è "distrutta dal caldo e dagli incendi che si erano sviluppati ininterrottamente, lasciando una terra brulla, inaridita, senza acqua, illuminata sempre dal sole i cui raggi sembrava volessero divorarla, annientarla di ora in ora". L'emisfero rimasto al buio diventa un deserto di ghiaccio pieno di cadaveri, "seppelliti sotto uno strato di ghiaccio alto decine di metri".

Nonostante i limiti tecnici rispetto a oggi di un romanzo di protofantascienza, o forse proprio per quei limiti tecnici, si ha come l'impressione che la scrittura di Ciancimino sia perfettamente guidata dalle emozioni, con la freschezza e l'estro creativo di un talento innato che si riflette in un tono giovanile e appassionato ma niente affatto puerile. Le parole giungono con forza ed efficacia, trasmettendo sì, la vera entità della catastrofe colossale che colpisce l'umanità, ma allo stesso tempo intrattenendo, se non divertendo, facendoci tornare tutti un po' ragazzi.

lunedì 30 marzo 2020

C'è una favola in città: Ultra e le noccioline magiche


La storia del venditore di noccioline Ultra, un curioso e simpatico signore tutto speciale vissuto fino a circa cinquanta anni fa in un piccolo quartiere della periferia di Roma, è diventata ora una favola per bambini. La leggenda di questo personaggio, tramandata di generazione in generazione, si alimenta oggi di una nuova e sensazionale magia.

Si legge in una nota: "Tutti, qui, lo hanno conosciuto, hanno mangiato le sue fusaglie e le noccioline, hanno giocato con lui ascoltando i suoi cantilenanti conteggi".

E voi che dite? Avete anche voi in paese, in città, nel quartiere, la vostra leggenda? Il vostro Ultra? Una persona speciale mai dimenticata, il cui ricordo travalica le generazioni? C'è da metterci la mano sul fuoco.



Ultra, quello vero

venerdì 27 marzo 2020

Ebrei contro zombi, la bella trovata di Lavie Tidhar e Rebecca Levene


Una bella trovata, sì. Perché l’antologia a cura di Lavie Tidhar e Rebecca Leven cattura già dal titolo l’attenzione del pubblico, o almeno un certo tipo di pubblico. I curatori si sono posti una domanda che nessuno si era mai chiesto prima d’ora: che cosa succede quando il popolo eletto incontra il morto vivente?

Diciamolo subito, Ebrei contro zombi non è come sembra. Il titolo farebbe pensare a una sorta di guerra tra gli ebrei e gli zombi, dove le due categorie si massacrano a vicenda per la gioia dei lettori in una specie di Colosseo letterario. In realtà non è così, perché gli otto racconti, scritti da altrettanti otto scrittori e scrittrici di origine ebraica, narrano storie molto variegate e niente affatto scontate, cioè lontano dai cliché sugli zombi ai quali il cinema ci ha abituato.


Alcuni racconti hanno persino una vena umoristica. È il caso di “La fabbrica del capro espiatorio”, un racconto che rimanda ironicamente alla storica messa al bando degli ebrei, alla loro eterna persecuzione esplosa drammaticamente nell’ultima guerra mondiale. Una nota umoristica si percepisce anche in “La gente del venerdì”, dove un gruppo di giovani spera di ereditare le proprietà di alcuni vecchiacci che però si dimostrano stranamente longevi.

Senza elencare tutte le storie, merita una menzione speciale il primo racconto dell’antologia, “Ascesa”. Chi lo avrebbe mai detto che una storia di zombi potesse risultare poetica o che, addirittura, potesse rappresentare un inno alla vita e all’amore? Eppure, miracolosamente, la scrittrice Rena Rossner è riuscita nell’intento.

martedì 24 marzo 2020

Lovecraft in Italia? L'ipotesi in un cortometraggio di 16 anni fa

Ipotesi di un viaggio di Lovecraft in Italia

Trattasi ovviamente di una storia di fantasia.

Stando alla "cronaca", diciotto anni fa, nel 2002, l'ipotesi di un viaggio di Howard Phillips Lovecraft in Italia è nata dal ritrovamento, a Montecatini, di un suo ipotetico manoscritto. Il "caso" ha voluto che Montecatini sia la residenza di un corrispondente dello scrittore di Providence, Alfred Galpin. Inoltre, a ritrovare il manoscritto sarebbe stato guarda caso un regista, Roberto Leggio, che insieme a Federico Greco ha così deciso di realizzare un documentario sull'ipotetico viaggio di Lovecraft in Italia. Si tratta tecnicamente di un mockumentary, cioè un falso documentario perché ancora oggi non c'è nessun riferimento nelle lettere di Lovecraft a proposito di un suo effettivo viaggio in Italia. 

L'esperto che vediamo apparire più spesso è Sebastiano Fusco, uno dei maggiori studiosi di Lovecraft in Italia. Un altro grande esperto di Lovecraft che appare un paio di volte nel video è Gianfranco de Turris, spesso collaboratore di Fusco. Il documentario è suddiviso in tre parti per un totale di circa mezz'ora. Roberto Leggio e Federico Greco lo hanno presentato al Festival di Venezia nel 2004. La regione che Lovecraft avrebbe visitato sarebbe il Delta del Po. In particolare il Polesine.

Insomma, si tratta di un cortometraggio del tutto fantasioso che però è una buona occasione per sentir parlare di Lovecraft anche dalla bocca dei suoi maggiori esperti.



lunedì 23 marzo 2020

The boys: indagine su una serie tv dove i supereroi non sono buoni

The boys, Amazon Prime Video

Su Amazon Prime Video c'è una serie tv che è diventata famosa tramite un passaparola formidabile, o almeno all'inizio è stato così. Si chiama The boys ed è una storia di supereroi, ma non esattamente i supereroi ai quali siamo abituati. Fanno a volte del bene, sì, ma non lo fanno come missione, lo fanno per soldi. Sono gestiti da una multinazionale con la quale hanno firmato un contratto milionario. Quando nessuno li vede, quando cioè sono lontano dalle telecamere e dai riflettori dei loro social network gestiti da professionisti del web marketing, si rivelano essere delle brutte persone.

Ora è difficile dire perché una serie di questo genere abbia conquistato una grande fetta di pubblico, al punto che in moltissimi sono in attesa della seconda stagione. Volendo possiamo fare qualche ipotesi sul perché di tanto successo. Innanzitutto è una serie irriverente e spregiudicata, senza peli sulla lingua. E la società descritta, per quanto fantasiosa, ha degli elementi di verità. La società dell'immagine e del dominio dei social è solo una parte della storia ma è una fetta consistente. Malgrado i loro straordinari poteri, i supereroi di The boys non sarebbero niente senza il complesso apparato che garantisce loro un'immagine di santificazione.

The boys non è una bella serie tv perché ci sono dei supereroi mercenari. Alla maggior parte della gente non piacciono i mercenari. Eppure il fatto che ci sono dei supereroi cattivi, o comunque non proprio ideali, è da un lato una novità e dall'altro un atto di sincerità, un calcio all'ipocrisia. I santi non esistono, le persone lo sanno bene, perciò apprezzano la sincerità di certe rappresentazioni. Però attenzione, allo stesso tempo i supereroi di The boys non vengono santificati. Del resto in pochi farebbero il tifo per loro. Ma ecco un'altra verità: quante volte facciamo il tifo per delle celebrità delle quali conosciamo solo l'immagine attraverso la tv o i loro profili social? Tutti, più o meno consapevolmente, riconoscono questo messaggio sin dal primo episodio della serie.

E non finisce qui. In un mondo dominato dalla falsità, dove i supereroi non sono i buoni salvatori che abbiamo sempre sognato, ecco che si ribalta la frittata. I veri eroi sono le persone comuni, siamo noi, o meglio un pugno di noi, poche persone ma agguerritissime. La nostra missione? Smascherare la vera faccia dei falsi eroi e rivelare i loro oscuri segreti. Un obiettivo che sembra impossibile. Ma forse ci entusiasmiamo proprio perché abbiamo finalmente una missione impossibile e uno strumento di giustizia. Abbiamo così dei supereroi e dei salvatori del mondo, come nella maggior parte dei fumetti, anche se le carte sono un po' rimescolate rispetto al solito.

giovedì 19 marzo 2020

10 lezioni di fantascienza dalla serie tv "Electric dreams"

Philip K. Dick's electric dreams

Dieci episodi, dieci tra i temi cari all'arte secolare della fantascienza, dieci storie ispirate ad altrettanti racconti dello scrittore Philip K. Dick, reso immortale dalla sua fama di visionario e dai film tratti con grande successo dalle sue opere. Electric dreams è una serie tv antologica pubblicata su Amazon Prime Video. Le sue storie, tutte diverse, non hanno un filo conduttore comune. Non sempre raccontano le possibili controindicazioni o gli effetti della tecnologia, come in Black mirror, e in un caso particolare non si può nemmeno parlare di fantascienza propriamente detta ma di semplice storia di fantasia. Ogni episodio è tuttavia esemplare nel rappresentare un sottogenere della fantascienza (realtà virtuale, viaggi spaziali, invasioni aliene eccetera) e nel mostrare le sue mille chiavi di lettura.

Interessante come due racconti, che si somigliano molto nella loro trama essenziale, abbiano risvolti diametralmente opposti. Sia nell'episodio "Human Is" che in "Father Thing" degli esseri umani vengono posseduti letteralmente da entità aliene. Ma cosa accadrebbe se la nuova personalità fosse di gran lunga migliore della precedente? Questa è la domanda che si pone la moglie dell'uomo posseduto in "Human Is", mentre quella di "Father Thing" rappresenta la classica invasione aliena di massa nel perfetto stile del classico intramontabile L'nvasione degli ultracorpi.

Il tema del viaggio nello spazio viene affrontato nell'episodio "Impossible Planet" dove una donna di trecento anni molto facoltosa chiede a un'agenzia di poter compiere quello che probabilmente sarebbe il suo ultimo viaggio verso la Terra. Ma la Terra non esiste più e non può essere visitata, così due impiegati dell'agenzia portano la donna verso un altro pianeta per intascare i suoi soldi. Il finale, un po' astratto, è una metafora dell'ultimo viaggio, della morte e dell'amore che lascia libera interpretazione.

La società descritta in "Kill All Others" e "Safe And Sound" è un mondo dove la privacy delle persone è sempre meno tutelata e, anzi, è sempre più in mano a privati o entità governative. Le due storie sono sostanzialmente diverse ma nei due casi proposti abbiamo personaggi che reagiscono ribellandosi, in un caso, o divenendo preda inconsapevole del sistema oppressivo, nell'altro. In entrambi i casi, comunque, l'interpretazione non è per niente positiva: la perdita progressiva della nostra privacy in genere non viene vista di buon occhio da chi scrive storie di fantascienza, che sia per il cinema, la tv o l'editoria.

L'intelligenza artificiale e la distopia si intersecano nell'episodio "Crazy Diamond". In un mondo in cui le terre emerse stanno sparendo a causa dell'innalzamento degli oceani, un robot donna perfettamente uguale nell'aspetto a un essere umano convince un uomo a rubare un lotto di coscienze artificiali da vendere al mercato nero per sperare in una vita migliore. Ne viene fuori una storia vagamente astratta la cui forza è il perfetto intreccio tra il tema dell'intelligenza artificiale e la distopia basata sui cambiamenti climatici. Mescolare i generi può avere il suo perché, come in questo caso.

Come poteva mancare la telepatia? Nell'episodio "The Hood Maker" il mondo si scopre disseminato di persone con poteri telepatici. In tale contesto, un uomo è naturalmente immune al loro potere, e un altro inventa un cappuccio che impedisce la lettura del pensiero. In aggiunta, le autorità usano i telepati per leggere la mente dei criminali e dei potenziali ribelli. In Electric dreams tutto conduce a un conflitto tra telepati e persone normali. La paura, da una parte e dall'altra, vince su tutto. Ma le storie che hanno al centro la telepatia potrebbero evolvere in mille altri modi.

In "Autofac" viene descritta una distopia dove l'umanità è ridotta al lumicino, e i pochi villaggi arretrati che esistono sono tenuti sotto scacco da una fabbrica chiamata Autofac. La fabbrica invia attraverso dei droni prodotti di consumo inutili che non aiutano i pochi umani rimasti sul pianeta e per di più esercita un controllo sull'umanità. Il tentativo da parte di alcuni di entrare nella fabbrica automatizzata e distruggerla porterà a una rivelazione scioccante che ribalterà il senso di tutta la storia. In "Autofac" entrano in gioco la distopia, appunto, lo scenario post-apocalittico probabilmente scatenato da una guerra mondiale, e la strizzata d'occhio al tema dell'intelligenza artificiale e al'ipotesi del robot dotato di anima. Si può notare anche una critica al consumismo, vecchio tema fantascientifico che ritroviamo in un libro come I mercanti dello spazio e in film come Essi vivono.

La realtà virtuale prende il suo spazio con l'episodio "Real Life", dove una persona vive due vite, ognuna delle quali è la proiezione virtuale dell'altra. Quale delle due vite è reale? Sono tutte e due reali o tutte e due virtuali? E quindi, quale delle due spegnere per sempre per consentire di vivere una vita sola? In "Real Life" viene messo in dubbio il significato stesso della realtà.

Concludiamo con l'unico episodio che non rientra nel genere fantascientifico. "The Commuter" narra le vicende di un uomo che lavora presso una stazione ferroviaria. La sua felicità è probabilmente compromessa da un figlio con problemi psichiatrici importanti, che via via peggioreranno col tempo. Una donna misteriosa gli appare all'improvviso e gli segnala una stazione fantasma che ferma in un paese ideale dove l'uomo potrebbe vivere felicemente ma nella menzogna. La lotta tra la felicità e la verità attanaglierà l'uomo fino a una dolorosa decisione finale. Se potessimo cambiare la nostra vita con una bacchetta magica, che cosa sceglieremmo? I sogni rappresentano davvero ciò che vogliamo? Li scambieremmo con la nostra realtà? "The Commuter" ci riempie di interrogativi esistenziali.

domenica 15 marzo 2020

Ebook gratis di genere fantastico (e non solo) da leggere in quarantena


Di questi tempi alcune case editrici che pubblicano libri di genere fantastico mettono sul piatto alcuni titoli in digitale gratuitamente sulle loro piattaforme online. L'invito è comunque quello di sostenere tutte le case editrici che amiamo in questo momento difficile per tutti, quindi va bene approfittare delle offerte ma non dimentichiamoci del settore editoriale in generale.

A partire dal 13 marzo per trenta giorni le Edizioni Hypnos mettono a disposizione su questo link del proprio sito un racconto ogni due giorni. Ogni racconto viene prelevato da un'antologia Hypnos. Il primo racconto offerto è stato "L'orrore delle altezze" dell'antologia Mostri e altre meraviglie nascoste. Le storie potranno essere acquistate a costo zero attraverso la piattaforma e-commerce del sito della casa editrice. Hypnos pubblica storie di genere weird, una particolare categoria di genere fantastico che include anche l'horror.


Odoya Edizioni, casa editrice che pubblica saggi e romanzi, molti dei quali legati al mondo del fantastico, lancia un'offerta per tutti coloro che sono costretti a restare a casa in questo periodo di quarantena forzata. L'offerta include diversi ebook che si possono scaricare gratis durante la prossima settimana, tra i quali due romanzi di fantascienza, Il ponte di Iain Banks e Clorofilia di Andrej Rubanov. I link per scaricare i loro romanzi li trovate nel post originale pubblicato su Facebook dalla casa editrice, oppure qui:

Il ponte di Iain Banks (fantascienza)

Clorofilia di Andrej Rubanov (fantascienza)

Aiuto! Un orso mi sta mangiando di Mykle Hansen (bizzarro fiction)



Con l'hashtag #LettureInQuarantena, anche la casa editrice Nero Press offre un totale di 18 libri digitali totalmente gratuiti per facilitare il trascorrere delle giornate segregati in casa. I libri prodotti da Nero Press appartengono alla letteratura di genere, in larga parte di genere fantastico. Per scaricare gli ebook basta cliccare sul seguente link o guardare il post originale su Facebook della casa editrice.


Al seguente link è invece possibile scaricare l'ebook del libro L'uomo che diventò donna di Sherwood Anderson. A offrirlo gratuitamente sono le edizioni Cliquot, di cui si è già affrontato il lavoro più volte in questo blog, apprezzandone la qualità in quanto casa editrice in grado di riscoprire importanti romanzi di genere fantastico dimenticati o quasi sconosciuti in Italia. L'uomo che diventò donna non è un libro di genere fantastico ma è comunque una bella offerta.



Su fantascienza.com (sito di riferimento della casa editrice Delos Books) arriva la notizia che si possono scaricare gratis, fino al 5 aprile, ebook di generi diversi, tra i quali anche fantascienza e fantasy (cinque in tutto). L'hashtag di riferimento dell'iniziativa è, inutile dirlo, #stateacasa.


Ultimo aggiornamento: 19 marzo 2020

mercoledì 11 marzo 2020

Il mio quartiere è un baluardo contro il coronavirus


Il mio quartiere di Roma è un baluardo contro il coronavirus. Nei negozi si entra uno alla volta o pochi alla volta. Ma la vera forza sono i bar. Al bar Pinco Pallo i baristi hanno la mascherina e hanno persino levato i tavolini, non ci si può sedere all'interno. Al bar Panco Pinco hanno messo dei segnali rossi per terra per indicare dove bere il caffè e come tenere le distanze. Al bar Tizio ti disinfettano le mani con l'amuchina e ti fanno bere il caffè di fuori, all'aperto.

In generale regna una sana paranoia. Si moltiplicano giorno per giorno le persone con la mascherina. I negozi sono mezzi vuoti, a parte la farmacia e il supermercato, dove si entra pochi alla volta e si rispetta la distanza di un metro (cosa non facile ma favorita dai rimproveri del personale). I due negozi cinesi e l'unico pub di quartiere hanno chiuso fino a data da destinarsi. Se ci si incontra sul marciapiede ci si allontana fino a un metro di distanza. La gente tende a stare a casa.

Sono convinto che il mio quartiere ci salverà. Ma sono anche sicuro che presto faranno chiudere tutti i negozi non essenziali. Tanto, quelli aperti sono già mezzi vuoti, incassano poco e sono un rischio, seppur minimo. Per non parlare dei ristoranti, costretti a stare chiusi dalle 18 in poi e quindi a rinunciare al loro miglior incasso, cioè la cena.

Il governo italiano ha già annunciato che non si escludono misure più stringenti per tutto il paese, e ogni cosa fa pensare che arriveremo proprio a ciò, nella speranza che questa brutta storia, che non ha eguali dalla guerra a oggi, finisca il più presto possibile.
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